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martedì 27 giugno 2017

Chi possiede le parole, è padrone del presente e del futuro.



  Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8,32)


Questo blog ha - nel suo piccolo - una "missione" quella di smascherare la "menzogna" di "questo mondo" e far trionfare la Verità che poi è una persona: Gesù Cristo. "Questo mondo" che è da identificarsi con l'ideologia anticristiana massonica, ha via via acquistato sempre più potere, nell'economia, nella cultura, nei mass-media che governa attraverso il politically correct, per non parlare del potere diretto su politici di interi governi e istituzioni sovrannazionali ed ora si manifesta capace di penetrare sempre più profondamente anche nella gerarchia cattolica. Qual è stata tra le altre l'arma con cui ha scardinato gli equilibri precedenti? ma appunto la neo-lingua, il politicamente corretto che cambiando significato alle parole, ci ha cambiato anche le nostre idee, le nostre abitudini, le nostre opinioni, i nostri sentimenti... tutto! La neo-lingua ci ha cambiato la vita ed ora ci sta togliendo anche la libertà, si! perché  attraverso parole false, dal falso significato ci sta togliendo la Verità. Qui devo citare un famoso aforisma del cardinale Giacomo Biffi che riporto testuale dall'immagine di apertura di questo Post:


Ispirandomi, ma senza potermi paragonare a Giovanni Battista, dico:
"voce di uno che grida nel deserto". 
Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la Verità che ci fa liberi. 
"Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. 
Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra.
Ma se si attenta alla Verità la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché dove si estingue il rispetto della Verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza"  (Card. Giacomo Biffi)


Il titolo di questo Post è tratto da questo interessante articolo di Roberto Pecchioli che mi ha richiamato alla mente l'aforisma citato sopra che a sua volta riprende le parole come sempre pesantissime di Nostro Signore Gesù Cristo in (Gv 8,32). Sono tempi - quelli che stiamo vivendo - confusi, dove regna incontrastato il relativismo, ed ogni tanto se trovo un articolo che faccia il punto della situazione, non me lo faccio scappare, dategli un'occhiata anche voi e meditate gente... meditate.


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Ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. La frase è attribuita a Bertolt Brecht, il drammaturgo tedesco campione della Germania Est, comunista ma assai attento al portafogli, reso celebre in Italia dal Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. Prendiamo in parola l’autore dell’Opera da tre soldi, rilevando che la sua osservazione sembra la storia di chi, in Italia ed in Occidente, non condivide idee, luoghi comuni, superstizioni dell’ampia galassia progressista sostenuta dalle oligarchie di potere.

La cronaca è sempre più ricca di esempi sconcertanti: il tentativo di impedire la partecipazione di Marcello Veneziani ad un convegno da parte di un’associazione di psichiatri o psicologi), la denuncia dinanzi all’ordine professionale della stessa categoria di un medico accusato, udite, udite, di aver affermato che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Potremmo continuare con il pubblico ludibrio di chi non è convinto dell’utilità di alcune vaccinazioni obbligatorie, con tanto di sanzioni pesantissime ai genitori “renitenti”, minacciati della privazione della potestà genitoriale, e radiazione dall’Ordine professionale per i medici refrattari.  E poiché sia più evidente la manifesta inutilità degli ordini, retaggio postumo, parodia neo-borghese delle corporazioni, ci viene adesso la notizia dei sei mesi di sospensione dall’Ordine dei Giornalisti comminata a Padre Livio Fanzaga, il dominus di Radio Maria, la più ascoltata emittente cattolica.

Il prete bergamasco ha pagato per un’accusa surreale: ha infatti affermato di temere per il destino eterno dell’anima della molto onorevole e democratica signora Cirinnà, la madre della legge che ha autorizzato in Italia le cosiddette unioni civili tra persone dello stesso sesso, ovvero le simil nozze omosessuali. La stampa italiana, con il consueto coro sguaiato, superficiale e conformista disinforma i lettori asserendo che Don Livio "ha augurato la morte alla povera vittima". Falso: nella piena ortodossia della sua fede (quella della chiesa di rito romano, non argentino), il prete ha rammentato alla riccioluta onorevole – madre, tra l’altro, di figli non umani, come afferma orgogliosa sul suo sito personale - che dopo la morte (il più tardi possibile, si affettò a chiarire) affronterà il giudizio di Dio. Nulla di strano per chi crede, e neppure per gli altri, che potrebbero tutt’al più sorridere per le curiose convinzioni del fondatore di Radio Maria. Niente da fare, sei mesi di sospensione dall’Ordine, peraltro già scontati.

Sarebbe facile quanto sciocco o sterile ricordare a Padre Livio che chi di censura ferisce, di censura perisce, giacché nel 2014 un noto intellettuale cattolico, Roberto De Mattei venne sbrigativamente escluso da Radio Maria per un articolo su un’agenzia di stampa - Motus in fine velocior - in cui esprimeva perplessità sull’operato di Jorge Mario Bergoglio. Beghe interne, tutto sommato, di cui merita occuparsi per un unico motivo, quello del nostro titolo: la parte del torto così scomoda, eppure così affollata da chi non si piega al corso del politicamente corretto, e tanto pericolosa nonostante le continue attestazioni di libertà, democrazia, tolleranza della sedicente società aperta.

La libertà, nella società aperta, la tagliano a fettine con le forbici. Vediamo allora di usare nei suoi stessi confronti, rovesciandoli, gli argomenti di cui si ammanta. Karl Popper, suo gran teorico, scriveva che la società aperta deve essere ben chiusa ai suoi nemici, i violenti e gli intolleranti. Magnifico programma, a patto di definire le due categorie. Per i violenti sembra tutto facile, è ovvia la repulsione nei confronti di chi esercita coazione fisica, terrorismo e simili. Ma chi sono gli “intolleranti”? Potremmo ricordare John Locke, l’autore del libello Lettera sulla tolleranza, filosofo inglese della “gloriosa rivoluzione” protestante di fine Seicento, in cui proclama la massima apertura verso tutte le idee e fedi tranne una, la cattolica.

Circa un secolo dopo, ci fu un altro venerato maestro, Voltaire, noto antisemita ed avversario intransigente della Chiesa di Roma, l’infame da schiacciare, a cui viene comunemente attribuita un’affermazione che non fece mai: non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire. Con enfasi crescente, la mano sul cuore ed una furtiva lacrima, liberali, progressisti e democratici autonominati in servizio permanente la ripetono spesso: le parole non costano granché, quando sono approvate dal Gran Consiglio del Politicamente Corretto…

Dunque, cari democratici a tassametro, pensosi, moralisti e riflessivi come possono esserlo solo gli esponenti di una civilizzazione estenuata, perché mai non difendete la libertà di parola, di pensiero e di espressione di cui siete fierissimi sostenitori? O sono liberi solo alcuni, a vostro insindacabile giudizio? Chi sono gli “intolleranti “, forse l’aggettivo è sinonimo di oppositore, dissenziente, eretico, o magari può essere attribuito a chiunque non condivida le linee guida- chiamiamole così- della società contemporanea. Un piccolissimo appunto, per ricordare che il verbo tollerare significa innanzitutto accettare, per convinzione, quieto vivere, opportunità, attitudini o idee che non ci piacciono. Pertanto, intolleranti siete voi, che negate ai non conformisti le libertà fondamentali, e amate, invocate la psicopolizia, quella che George Orwell inventò a sostegno del Grande Fratello.

Un pilastro del pensiero “liberal”, l’americano Noam Chomsky, campione di tutti i progressismi dell’universo, enunciò con grande sagacia un decalogo di comportamenti illiberali del potere, una vera strategia della manipolazione attraverso i mezzi di comunicazione. Ci piace elencarli senza commento:

1-La strategia della distrazione 
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni. 
3- La strategia della gradualità. 
4- La strategia del differire. 
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. 
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. 
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.

Il fatto è che impiegati di concetto e banditori del pensiero dominante si sono convinti, nel tempo, che le loro siano le uniche posizioni “morali”. Chi esprime pensieri difformi è quindi un empio, un soggetto malvagio da colpire con i rigori della legge e non da sconfiggere sul terreno delle idee. Le sue, infatti, sono non-idee. Il primo colpevole è proprio Popper, che ha fornito loro un perfetto arsenale concettuale multiuso. Basta affermare, di un’idea, un gruppo, una persona, che è portatrice di intolleranza o violenza, e scatta l’interdetto. Dario Antiseri, massimo interprete italiano del pensiero di Popper, lo ha scritto a tutte lettere: “la società aperta è aperta ma non spalancata. E siccome sappiamo che la libertà non si perde tutta in una volta, il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza. 

“Sembrerebbero sante parole, senonché, in un altro passo, egli afferma che “i nemici (della società aperta n.d.r.) credono di avere la Verità”. La lettera maiuscola respinge evidentemente nel campo degli intolleranti tutti coloro che hanno convinzioni nette. Ma l’obiezione più semplice è la seguente: se la nuova forma della verità, sia pure travestita come libertà, è l’insussistenza della Verità, siamo dinanzi ad un forma ben più pervasiva e sofisticata di oppressione, che, ovviamente, in nome del Giusto, del Morale, dell’Aperto, vieta ogni alternativa con il marchio d’infamia, la lettera scarlatta dell’Intolleranza. Le alate parole di Locke, dello pseudo Voltaire, di Brecht, di Popper e di Chomsky sono valide solo entro il recinto del sistema, del politicamente corretto, della polifonia su una nota unica.

Il cerchio magico si chiude inesorabilmente, ed espelle chi non si conforma. Vale la pena di continuare con le citazioni dei Buoni e dei Giusti. Un pastore luterano, Martin Niemoeller, negli anni quaranta, pronunciò un sermone divenuto famoso, ripreso in varie forme dallo stesso Brecht e dalla contro-cultura radicale, ai due lati dell’Oceano Atlantico. Eccone il brano essenziale: “Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente perché io non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare. “

Mutano i tempi, si invertono gli obiettivi e le scale dei valori, ma l’attitudine del potere, evidentemente, non cambia, esattamente come uguale è l’ipocrisia, il conformismo, l’omertà, la vigliaccheria dei più, soprattutto di chi conta. Un caso recente, a proposito di violenza e società aperta: il grave ferimento di un deputato repubblicano americano da parte di un uomo risultato essere un sostenitore di Bernie Sanders è stato rapidamente rimosso dalla stampa internazionale. Le vittime dei bombardamenti americani o israeliani valgono zero, esattamente come gli iraniani uccisi nell’assalto degli islamisti sunniti al parlamento di Teheran. I bimbi morti di Aleppo hanno onore di pianti, vittime attribuite al bieco Assad, quelli di Gaza ignorati. Al contrario, lacrime obbligatorie a catinelle, melassa, retorica a fiumi, moralismo a tonnellate quando i caduti sono occidentali. Neanche la morte, con buona pace di Totò e della sua “Livella”, è uguale per tutti.

Semplicemente ripugnante, un paio di mesi fa, fu il comportamento della stampa nazionale in occasione della terribile morte di tre zingarelle, carbonizzate in un incendio doloso. Tutti, ventre a terra, a gareggiare in indignazione e cordoglio, nella malcelata speranza che l’efferato delitto avesse risvolti razziali, salvo tacere all’unisono, come ad un segnale convenuto, allorché fu chiaro il movente di squallida vendetta interna da parte di gruppi rivali. Capì tutto con largo anticipo sul presente bastardo Emil Cioran. Reso ipersensibile dal suo stesso pessimismo radicale di esule deraciné, parlò di “bavaglio intriso nel miele.” Siamo, in tanti, dalla parte del torto. Nel 2000, un cantautore politico bolognese, Claudio Lolli, scrisse un brano con quel titolo, ed ebbe successo, come al tempo di Ho conosciuto anche zingari felici. Protetto dall’appartenenza politico- culturale, poté pronunciare senza divieti il termine zingaro, una delle “parole del gatto”, come si dice a Genova, impronunciabili, proibite per scorrettezza politica.

Recentemente, polemiche si sono abbattute su Giuseppe Povia per un bellissimo brano “Io non sono democratico”, che, al contrario, è un inno di libertà.” Con il cuore a sinistra ed il portafogli a destra, anch’io sono comunista” accusa il menestrello milanese, costretto ad autoprodurre i suoi ascoltatissimi album, come lo splendido Nuovo Contrordine Mondiale.  Contrario all’ordine, infatti. E chi sostiene l’ordine naturale è il più odiato nemico del sistema, specie se ha il coraggio di fare ciò che Chesterton riteneva inevitabile, sguainare la spada (delle idee, delle idee, signori psicopoliziotti) per affermare che l’erba è verde in primavera. A proposito del caso di Padre Livio, e delle intimidazioni intrise nel codice penale dei negatori LGBT dell’etica naturale, un sito molto attivo ha parlato di “gaystapo”. Parole forti, probabilmente esacerbate o eccessive, che ci limitiamo a registrare senza farle nostre per autotutela, ovvero per schietta autocensura, ma il problema c’è.

Il clima è questo, e chi difende una fede, o l’identità della propria gente, o nega valore a principi che reputa antiumani (aborto, matrimonio gay, utero in affitto, eugenetica mascherata, eutanasia, precarietà esistenziale), chi non è schierato con il Mercato misura di tutte le cose, o ancora chi ha della storia d’Italia un’idea diversa dalla verità ufficiale, anzi dalla Verità, caro professore Antiseri così aperto e liberale, è il nuovo proscritto, simile ai disperati di Von Solomon. Le armi abbondano, giacché i nuovi moralisti impugnano il codice penale stabilendo nuovi divieti in nome della libertà, della tolleranza, del progresso e, ça va sans dire, della democrazia. Inutile citare il sermone di cui sopra: esistono nuovi torti e nuove ragioni, nuovi ebrei e nuovi zingari. In altri tempi, i soprusi erano in nome di principi tramontati o sconfitti, oggi abbiamo il dubbio piacere di essere perseguiti in nome dell’Umanità e dell’Uguaglianza. Sempre paroloni svuotati di significato, pronunciati con finta solennità e trascritti rigorosamente in lettere maiuscole.

Ma il nostro è il tempo del mercante e della ragione calcolante. Come è facile e comodo, allora, trascinare gli avversari (nemici no, quelli li abbiamo noi, loro, i Buoni, hanno solo avversari!) davanti al tribunale civile, dirsi diffamati, chiedere - ed in genere ottenere - cospicui risarcimenti. Che bel modo di distruggere l’Altro, quello di rovinarlo economicamente. Il gioco è semplice: tu hai leso la mia “immagine”, cioè l’idea che io stesso diffondo della mia persona, dunque tutt’altro che la verità. Pagami, versa sul mio conto i tuoi averi; ma sono magnanimo, chiedimi pubblicamente scusa e ci accorderemo sulla somma da trasferire con bonifico.

Ricorda tanto quelle guerre vigliacche combattute con il sistema odioso delle sanzioni. Non ti bombardo, sono contro la violenza, io; però ti affamo, ti impedisco di vendere i tuoi prodotti e ti vieto di acquistare ciò che ti serve. Oh, gran bontà "delli cavalieri antiqui", scrisse l’Ariosto nel primo canto dell’Orlando, a proposito di Rinaldo e Ferraù che smisero di duellare per seguire la bella Angelica.  Tutto finito, nessun rispetto, non si fanno prigionieri tra chi deve essere abbattuto in quanto indegno di appartenere allo spazio pubblico, piccola o grande incarnazione del male assoluto. Leo Strauss la chiamò “reductio ad Hitlerum” e colpisce ormai indistintamente una vasto ventaglio di idee, personalità, visioni della vita. Sempre, beninteso, in nome della società aperta, che non è spalancata, e dalla quale vanno espulsi o silenziati i dissidenti, con applauso fragoroso ed unanime della folla convenuta, munita di tessera del tifoso.

E l’articolo 21 della nostra Costituzione di incomparabile bellezza, quello che proclama il diritto per tutti “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Vale per tutti, ma, Popper insegna, non per i violenti – ed è sacrosanto - né per gli intolleranti, qualità che può essere facilmente attribuita a chiunque non piaccia al potere, o lo critichi, o si proponga di cambiarlo, sia pure con metodi pacifici.   Ultimamente, con la fattiva complicità dei nuovi superpadroni, quelli di Silicon Valley detentori delle tecnoscienze, come Mark Zuckerberg Sire di Facebook, ne hanno inventata un’altra. Notizie e commenti sgraditi dovranno essere rimossi e perseguiti da nuovi tribunali della Santa Inquisizione Globale con l’accusa di essere fake news, in english, oh, yes, notizie false. Chi possiede le parole, è padrone del presente e del futuro. Falso è ciò che lorsignori dichiarano tale, con l’approvazione delle masse riflessive e un tantino decerebrate, quelle che studiano solo ciò che “serve”, gli eterni fellah di ogni tempo sotto qualsiasi cielo di cui parlò Oswald Spengler. E intanto i codici si riempiono di nuovi virtuosi divieti, omofobia, discriminazione, xenofobia, sessismo; l’officina di Vulcano è sempre attiva, e innumerevoli pifferai come quello di Hamelin che annegò per vendetta i bambini di Hamelin, affogano la verità in nome della Verità, affilano le forbici di raffinate censure.

Roberto De Mattei, nell’articolo che provocò l’ira di padre Livio, a sua volta colpito per lesa Cirinnà, scrisse che vengono momenti in cui bisogna schierarsi. E’ così, per quanto costi caro, fino al cartellino rosso dell’espulsione dal consesso civile (civile?).  Chi si fa pecora il lupo se la mangia: costringiamolo almeno a fare fatica, il lupo globale, smascheriamolo, non lasciamogli l’esclusiva della parola e dell’azione. Non è nuovo il tempo dei lupi che si fingono vittime. Ci pensò già Fedro, oltre due millenni or sono a descrivere la favola, o la triste realtà. Trascriviamola una volta ancora, a futura memoria, affinché qualcuno si schieri, o almeno rifletta:

“Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello. Il lupo sta più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio. “Perché dice - mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo? E l’agnello, tremando: “Come posso – dice - fare ciò che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!” Quello, respinto dalla forza della verità: “sei mesi fa - aggiunge - hai parlato male di me!” Risponde l’agnello: Ma veramente… non ero ancora nato! Per Ercole, Tuo padre – dice - ha parlato male di me”. E così lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta. 

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.”

Nihil sub sole novi, niente di nuovo sotto il sole. (Qoelet, o l’Ecclesiaste).


mercoledì 24 maggio 2017

La dissoluzione della morale cattolica




Ogni tanto trovo qualcosa di interessante che meriterebbe (merita!) la più ampia divulgazione, ma che per motivi intrinsecamente correlati all'idea esposta in oggetto, trova innumerevoli ostacoli; pochi osano allora rilanciare un pensiero che va controcorrente, che anzi è politically (S)correct; quando si parla di "lobby gay" e subito dopo di "chiesa" molti, ci pensano un momentino e poi decidono che SI va bene ma forse è meglio lasciar perdere... Invece in questo caso, cioè di questo articolo di Renzo Puccetti mi sembra proprio che valga la pena divulgarlo perché venga letto dal maggior numero possibile di persone, chissà che a qualcuno non si accenda una lampadina, e veda, riconosca che c'è, è in atto questa "dissoluzione della morale cattolica" a partire anche da una visione "moderna" della sessualità umana per arrivare allo stravolgimento stesso del cristianesimo, perché: "Le idee hanno conseguenze". Oggi, giorno in cui la Chiesa festeggia Maria Vergine Ausiliatrice, ricorriamo a Lei, chiediamoLe ora più che mai, che ci aiuti e intervenga con la Sua potente intercessione a salvare la Chiesa e... noi.

 Lobby gay e spinta per la dissoluzione della morale cattolica


Il 9 maggio sulla NBQ Lorenzo Bertocchi dava un resoconto puntuale dello sviluppo teologico avviato dall'esortazione Amoris laetitia (AL). Riportava che le encicliche Casti connubii di Pio XI e Humanae vitae del beato Paolo VI sulla contraccezione, Veritatis splendor sulla morale generale, l'esortazione Familiaris consortio sulla morale coniugale, entrambe di San Giovanni Paolo II, sono ormai apertamente sotto accusa. La colpa, dicono alcuni teologi, è di avere introdotto "dei blocchi di pensiero e di azione nella Chiesa cattolica", un "massimalismo morale", una "discontinuità" e una "forzatura nella lettura delle fonti tradizionali" a cui Amoris laetitia avrebbe posto rimedio. 

Nel 1914 l'accademico di Francia Paul Bourget scriveva il romanzo "Il demone meridiano"; vi si leggeva: «Bisogna vivere come si pensa, se no, prima o poi, si finisce con il pensare come si è vissuto». Il professor Richard Weaver nel 1948 pubblicava il libro "Ideas have consequences" (Le idee hanno conseguenze). Spiegava il disfacimento morale della modernità come lo sviluppo obbligato dell'idea nominalistica avviata da Guglielmo di Ockham. Azione e pensiero, pastorale e dottrina, ortoprassi e ortodossia non sono separabili. 

È questo attuale per noi? Sono convinto di sì. Senza una vita casta, è facile diventare autori e prede di idee viziose e queste, a loro volta, alimenteranno altre idee, spingendo ad ulteriori comportamenti in una spirale verso il basso. Ora io non mi arrogo di dire se AL affermi ciò che per alcuni è lodabile e per altri deprecabile, ovvero che vi siano circostanze in cui è permessa la Comunione a divorziati risposati che non vivano in continenza, se cioé Francesco contraddica San Giovanni Paolo II in Familiaris consortio, tuttavia, poiché autorevoli personaggi della Chiesa giudicano reale e sostengono con favore tale cambiamento, so esaminare le conseguenze logiche e necessarie di una tale idea. 

Dallo studio della questione del controllo delle nascite, raccolto nel mio volume "I veleni della contraccezione", ho compreso che il punto di tenuta dell'intera impalcatura morale bimillenaria cattolica ruota attorno alla inscindibilità dei significati unitivo e procreativo dell'atto coniugale. Lo dovette ammettere persino il giurista cattolico John T. Noonan nel suo studio pro-pillola: sin dagli albori del cristianesimo «nessun teologo cattolico ha mai insegnato "La contraccezione è un'azione buona"». 

Le idee hanno conseguenze e l'idea di separare sesso e fertilità ha conseguenze logiche. Se si ammette la sessualità sterilizzata, perché non la fertilità asessuata della fecondazione artificiale? Se è lecita la sessualità senza le conseguenze della paternità, se il sesso è un mero piacere, a che scopo caricarlo del fardello della fedeltà coniugale e del matrimonio stesso? E come negare il rimedio abortivo in caso di fallimento contraccettivo, una volta che la sessualità "liberata" dalla prole sia acquisita come il bene in certe situazioni? E ancora, se la fecondità è una mera appendice, attaccata alla sessualità con la clip tecnologica, perché mai dovrebbe essere rilevante la complementarietà sessuale nel matrimonio? 

Nel 1972 la filosofa Elizabeth Anscombe pubblicava un saggio in difesa di Paolo VI ed Humanae vitae dal titolo "Contraccezione e castità". Riporto un passaggio di quel testo della docente di Oxford: «Se il rapporto eterosessuale contraccettivo è lecito, allora, dopo tutto, quale obiezione può esserci alla mutua masturbazione, o alla copula in vaso indebito (extravaginale, n.d.r.), la sodomia, il sesso anale, quando la normale copula è impossibile o sconsigliabile (o in ogni caso secondo i gusti)? […] Ma se queste cose sono tutte giuste, diventa perfettamente impossibile individuare qualcosa di sbagliato, ad esempio, col rapporto omosessuale». E proseguiva: «Non sto dicendo: se pensi che la contraccezione va bene, allora farai queste cose; niente affatto. L'inclinazione alla rispettabilità persiste e i vecchi pregiudizi sono duri a morire. Ma sto dicendo: non avrai ragioni solide contro queste cose. Non avrai risposta a qualcuno che afferma, così come fanno molti, che anche loro sono buoni». 

Sono passati 45 anni e quelli che la Anscombe chiamava i vecchi pregiudizi paiono essere crollati per molti pastori. Com'ella previde, se oggi si cercano estimatori ecclesiastici della "bontà" sodomitica non c'è che l'imbarazzo della scelta: «Credo che sia uno sviluppo positivo che gli stati siano liberi di aprire il matrimonio civile per gli omosessuali» (cardinale Danneels). «Nella nostra cultura personalistica l'interdizione delle relazioni omosessuali è considerata come una discriminazione inaccettabile: ci saranno uomini e donne che non hanno il diritto di vivere apertamente la loro sessualità solo perché non vivono alla stessa maniera di come vive la grande maggioranza delle persone» (vescovo Bonny). «Gay si nasce» (cardinale Kasper). «Se c’è una relazione omosessuale fedele per trent’anni, non si può dire che non è niente, che non ha valore» (cardinale Marx). 

Quando nel 1930 gli anglicani decisero di rompere l'unità del cristianesimo sulla contraccezione, ciò avvenne anche per un motivo pratico: i pastori anglicani avevano cominciato ad usare la contraccezione con le loro mogli; come potevano dunque considerare un peccato ciò che loro praticavano in privato? Posso errare, e preciso di non volermi riferire a nessuna persona particolare, volendo semplicemente riferire un'impressione generale, ma un istinto mi suggerisce che qualcosa di analogo stia avvenendo riguardo a questo cedimento dottrinale nei confronti delle relazioni omosessuali. 

Ho l'impressione che l'interdizione all'ordine sacro per le persone con tendenze omosessuali, peraltro recentemente confermata sotto l'attuale pontificato, sia stata per decenni largamente disattesa ed ora se ne vedono i frutti avvelenati. I seminaristi sono diventati preti, i preti docenti, monsignori, rettori, vescovi e alcuni di questi cardinali. La lobby gay costituisce una piaga purulenta di cui, nonostante i tentativi, non si riesce a coprire il tanfo. 

Le idee hanno conseguenze. Quando il gesuita padre James Martin afferma che obbligare tutti a servirsi dei bagni corrispondenti al loro sesso biologico costituisce «un affronto alla dignità umana», fa solo un altro passetto nella stessa direzione: se la realtà biologica dell'altro non è rilevante per il coito, perché dovrebbe importare la realtà biologica di se stessi in qualsiasi attività? 

Quando si stila l'anagrafica dei sostenitori della Comunione ai divorziati risposati si scopre che gli stessi sono anche per la contraccezione, la fecondazione artificiale, sono muti sull'aborto, sono favorevoli al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso (oltre ad essere contrari al celibato ecclesiastico e favorevoli all'ordinazione sacerdotale delle donne), tutta roba che riguarda i genitali, l'area dove si direbbe individuino il baricentro esistenziale dell'uomo. 

E non è un caso che anglicani e luterani, dopo avere dichiarato lecita la contraccezione, abbiano poi ammesso tutto il resto, compresa l'ordinazione di preti gay e la celebrazione di matrimoni omosessuali. Ci deve essere un qualche elemento teorico unificante. Lo troverete in ciò che Veritatis splendor rifiuta e condanna: etica della buona intenzione (Vs, 78), della situazione e proporzionalismo (Vs, 79) ed in ciò che difende: doveri della coscienza (Vs, 61) e male intrinseco (Vs, 80). 

Per questo difendere Veritatis splendor è decisivo. Aggirare gli assoluti morali negativi, ovvero le azioni che non si devono compiere mai per qualsiasi motivo ed in ogni circostanza, attraverso l'esaltazione del discernimento dei casi, obbliga a dovere presentare casi dove la legge non sia applicabile, cioè a quella casuistica da cui, a parole, si dice di non volere cadere. Fino ad ora tutti i tentativi hanno però rappresentato niente di più che l'irrisione della logica, quando addirittura non hanno confezionato performance tragicomiche come quella di sua eminenza il cardinale Coccopalmerio, cultura sopraffina, ardita al punto da produrre la singolare tesi giustificativa dell'adulterio a scopo antidepressivo. 

Il rendentorista Marcelo Vidal afferma che Amoris laetitia "è contro Veritatis splendor", ma se così è, allora non è più un modo pastoralmente diverso di affermare la stessa dottrina, è piuttosto un'inversione di dottrina, con buona pace dei pompieri. E se invece così non è, sorprende e sconcerta che non giunga alcuna smentita dagli interpreti di AL accreditati di autorevolezza. Ora si ode il bisbiglio su un prossimo cantiere per la rottamazione di Humanae vitae, ma fragorosa è stata la sordina messa all'ultima enciclica di Paolo VI e al martirio che gli è costata, in occasione della beatificazione di Papa Montini. 


Tuttavia la valanga non può fermarsi al solo ambito della morale e Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, uomini colti e razionali, ne sono stati consapevoli. Se si cambia l'insegnamento di Cristo sul matrimonio perché, come sostiene il capo dei gesuiti, non c'era il registratore per documentare con certezza le parole del Signore, perché non dubitare anche della resurrezione, dal momento che né Caifa, né gli apostoli avevano installato il sistema di videosorveglianza nel sepolcro? E perché difendere la transustanziazione eucaristica, se questa ostacola l'abbraccio ecumenico, in fin dei conti, mica c'era Piero Angela a controllare i fatti dell'ultima cena? I glossoprotrusi in servizio permanente effettivo possono sbraitare, agitarsi ed offendere quanto vogliono, possono pornoteologare, pornoconsultare e pornopraticare, ma alla fine le idee hanno conseguenze e tra queste vi è anche quella di svelare la mens dei loro autori.





venerdì 14 ottobre 2016

Fondamentalismo cattolico



Eh sì, basta esprimere idee differenti dall'orwelliano "pensiero unico" che risponde anche al nome di "politically correct" o anche "pensiero debole", ed ecco che subito - se stai discettando in campo politico - vieni etichettato come fascista, razzista, ecc.; se parimenti discuti in campo sociale, verrai bollato come omofobo, maschilista, ecc.  ma se stai disputando in campo religioso come verrai classificato per essere offeso e zittito? fondamentalista! sì  sei un fondamentalista e di quelli più pericolosi. Ma cos'è il fondamentalismo religioso e di quale religione soprattutto stiamo parlando? La domanda che ci stiamo facendo, nasce da un articolo: "Fondamentalismo cattolico, il panorama italiano" pubblicato da www.lanuovaeuropa.org, - e già il titolo spiega molto, o meglio, spiega dove vuole andare a parare: quei brutti e sporchi cattolicacci fondamentalisti che sono legati ad una concezione della dottrina cattolica antiquata, rigida, senza misericordia; il "fondamentalismo cattolico", ciò che oltrepassa il già (da "loro") detestato e biasimato "tradizionalismo cattolico"; foriero di scontri, di "muri", ossessionato dal problema etico, che vede gay ed extracomunitari come nemici, che si rifugia nella dottrina e nella militanza per arroccarsi a difesa della propria identità. Poco prima ho scritto di un tradizionalismo biasimato e detestato. Ma da chi? Nell'universo cattolico, chi non ama i tradizionalisti? C'è qualche altra componente, fazione, gruppo, oserei dire ideologia che si contrappone? che non ama? che biasima? che detesta? Parrebbe di SI. Sono coloro i quali si riconoscono (e si richiamano ad ogni occasione) nello "spirito del concilio", più familiarmente potremmo definirli (e si definiscono) "cattolici modernisti", cattolici che vogliono che la Chiesa "stia al passo dei tempi", e che non sia troppo opprimente con cose come la morale e i peccati, perché "loro" ne sanno più di Dio infatti si definiscono anche "cattolici adulti" nel senso che, sanno decidere da soli cosa è bene e cosa è male, la Chiesa che "loro" amano non deve "ingerire" troppo nella loro vita privata, la Chiesa Madre e Maestra a "loro" non può insegnare nulla perché sono nati "imparati"; talora qualcuno li definisce (forse sprezzantemente) "cattocomunisti", ma questo "nomignolo" è invero da attribuire solo ad una parte di questo schieramento "modernista". Ebbene tornando al "pensiero unico" accennato all'inizio, sembra che nel campo cattolico il pensiero dominante oggi sia rappresentato dalle "correnti di pensiero" appena citate, nate in diversi momenti della storia recente e che si sono rafforzate  ed hanno preso slancio anche grazie alle "aperture" del Concilio Vaticano II; queste idee sembrano essere oggi prevalenti nella Chiesa e ad esse fanno riferimento filosofi e teologi conosciuti e nominati nei più importanti consessi religiosi, quello che potrebbe preoccupare qualcuno è che ad essi si sono uniti anche molti Vescovi e Cardinali; la preoccupazione è data dal fatto che questi "modernisti" non negano che scopo, intento e fine del loro pensare e agire sia appunto indirizzato a "rinnovare" la Chiesa e qualcuno di loro si spinge a pensare che il cattolicesimo e la Chiesa dovrebbe "aprirsi" e "rompere con il passato" permettendo fra l’altro: i rapporti prematrimoniali, il divorzio, le coppie gay purché monogamiche stabili e aperte all’impegno adottivo, il sacerdozio femminile, l’uso del preservativo, della pillola contraccettiva, della fecondazione omologa in vitro, della fecondazione eterologa in vitro e  auspica l'avvento di un papa evangelico e moderno sulle orme di papa Giovanni, il papa della luna, della fraternità, del Concilio”. Per rafforzarsi sempre più il "pensiero unico" deve intimidire chi gli si contrappone, ecco perché chi si permette di obiettare e criticare, viene zittito o sommerso di epiteti, il più letale dei quali è: "sei un fondamentalista". Come si fa a difendersi da questa accusa? Non si può! te la tieni, - come quando un "tale", venne etichettato come "razzista" per aver definito il Presidente degli USA "abbronzato" -  dalla accusa di fondamentalismo è stato fatto oggetto anche Mons. Luigi Negri che ha risposto in una intervista pubblicata su www.lanuovabq.it ,nell'articolo di Riccardo Cascioli intitolato «Parlano di ponti e nella Chiesa mettono i muri». Questa intervista spiega la frustrazione di chi si sente messo all'indice per accuse inconsistenti e false. Non c'è che dire, tutta la storia della Chiesa è piena di discordie, gelosie, inimicizie, basti rileggersi la lettera ai Corinzi di San Paolo dove dice:


Corinzi 1 - Capitolo 1  
[10]  Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. 
[11]  Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. 
[12]  Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!».
[13]  Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? 
Corinzi 1 - Capitolo 3  
[4]  Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini?
[5]  Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. 
[6]  Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. 
[7]  Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. 
[8]  Non c'è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. 
[9]  Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.

Da ultimo ricorderei a chi usa il termine "fondamentalismo cristiano", che diversamente da altri fondamentalismi, si può pensare ogni male del fondamentalismo cattolico ma non lo si può accusare di essere violento: non lo é; il fondamentalista cristiano è il Santo e per Gesù Cristo non uccide, ma muore Martire, il martirio secondo il cristianesimo è la condizione che il seguace (martire, dal greco μάρτυς, cioè "testimone") subisce per difendere la propria fede in Cristo o per difendere la vita di altri cristiani, il martirio è offrire il proprio sangue e non versare quello del "nemico".



martedì 12 luglio 2016

Aumenta la confusione dottrinale



L'Amoris Laetitia continua ad accendere dibattiti e polemiche sulla sua interpretazione e su chi abbia più autorità nella interpretazione di questo testo che si presta a letture non solo discordanti ma opposte, è notizia recentissima che un gruppo di teologi e filosofi da tutto il mondo abbiano consegnato al Card. Angelo Sodano, decano del sacro Collegio un documento contenente una forte critica dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia (vedi qui). Nel descrivere l’esortazione come contenente “una serie di affermazioni che possono essere comprese in un senso contrario alla fede e alla morale cattoliche“, i firmatari hanno presentato insieme all’appello una lista di censure teologiche applicabili al documento, specificando “la natura e il grado degli errori che potrebbero essere imputati ad Amoris laetitia”. Con ciò “Non accusiamo il papa di eresia“, ha detto il portavoce degli autori, “ma riteniamo che numerose proposizioni in Amoris lætitia possano essere interpretate come eretiche sulla base di una semplice lettura del testo [...]“.
Ma non sono solo questi teologi che hanno espresso perplessità verso la "Amoris Laetitia" che dopo due sinodi lascia zone d'ombra problematiche e variamente interpretabili tali da creare una confusione dottrinaria superiore agli argomenti che voleva dirimere.
Nel dibattito mediatico sono entrati alcuni giornalisti cattolici che seguo con interesse e che su questo argomento arrivano ad avere opinioni diverse; personalmente mi riconosco nel commento fatto dal direttore  della "Bussola" Riccardo Cascioli, ai posteri l'ardua sentenza... intanto riporto sia l'articolo-dibattito, sia l'articolo che ha dato spunto a questa divergenza di opinioni perché credo che questi argomenti vadano discussi e divulgati nella maniera più ampia:


Schonborn, l'Amoris Laetitia e La Nuova BQ


di Robi Ronza e Riccardo Cascioli

11 luglio 2016


Caro Direttore, 

Vedo nell’intervento dell’altro ieri di Stefano Fontana a proposito di una recente intervista del cardinale Schönborn sulla corretta interpretazione della esortazione apostolica Amoris Laetitia (vedi qui) un provvidenziale spunto per risottolineare a noi stessi e ai nostri lettori che cosa è La Nuova Bussola Quotidiana.  
Come si legge in “Chi siamo”, la  dichiarazione programmatica raggiungibile dalla sua prima pagina, il giornale è opera di un “gruppo di giornalisti cattolici, accomunati dalla passione per la fede, che vogliono offrire una Bussola «per orientarsi tra le notizie del giorno», tentando di offrire una prospettiva cattolica nel giudicare i fatti: certi che l’esperienza cristiana è in grado di abbracciare e rispettare pienamente la dignità dell’uomo.
Non abbiamo posizioni ideologiche da difendere, fossero anche cattoliche: nel fluire quotidiano delle notizie vogliamo difendere e promuovere una concezione dell’uomo adeguata alla sua dignità.
Per questo nessun aspetto della  realtà ci sarà estraneo: dalla politica alle relazioni internazionali, dalle emergenze sociali all’economia, dalle espressioni culturali allo sport, tutto sarà giudicato cercando di cogliere nel particolare della cronaca il destino di ogni singolo uomo”.
È perché mi riconosco pienamente nell’ampiezza di questa prospettiva, davvero cattolica nel senso originario del termine, che ho scelto di sostenere e poi di partecipare toto corde all’iniziativa, non senza qualche piccolo sacrificio personale. Non è detto che ogni giorno si riesca del tutto nell’impresa, ma sta di fatto che in amicizia e in buona fede in ciò consiste il nostro comune impegno.
Da tutto questo consegue anche quanto comunque appare a qualsiasi lettore attento: non siamo frutti della stessa pianta. All’interno dell’orizzonte delineato in “Chi siamo” portiamo sensibilità e itinerari culturali e quindi teologici diversi. In forza di questo, e senza nulla togliere alla mia stima personale per lui e per i suoi punti di riferimento, non mi ritrovo affatto nel commento di Stefano Fontana all’intervista di cui si diceva, rilasciata dal cardinale Schönborn a padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, sulla corretta interpretazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. 
Osservo in primo luogo che, di fronte a qualsiasi questione aperta nella Chiesa, occorre non dimenticare mai che la Chiesa è guidata da Cristo, non  da qualcuno di noi, né tanto meno da noi. Sempre e in ogni circostanza Cristo ci chiede non di precederlo bensì di seguirlo; e perciò di seguire Pietro. Tenere per fermo tale dato di fatto è fondamentale per sfuggire al rischio di metterci, anche in tutta buona fede, al posto del Papa. Ciò vale per tutti: per me, per te, per ciascuno fino al cardinale Schönborn, a padre Antonio Spadaro, e a chiunque. Non accreditiamo, nemmeno negativamente, la leggenda degli interpreti autentici di questo Papa. L’unico interprete autentico di Francesco è lui stesso.
Venendo poi allo specifico dell’esortazione apostolica Amoris Letitia, dire che essa contiene dei mutamenti della dottrina equivale ad affermare che Francesco è un papa eretico. Se qualcuno intende sostenerlo che lo dica apertamente senza usare il cardinale Schönborn come…donna dello schermo. Per parte mia non solo non lo penso affatto ma ritengo che il suo magistero sia di una complementarietà esemplare e provvidenziale rispetto a quello dei suoi predecessori. Fino a lui ci sono stati papi europei, che impegnavano i non europei, eredi di culture diverse di quelle di Atene e di Roma, talvolta a specifici sforzi di comprensione. Adesso che il Papa è latino-americano, e anche della parte dell’America Latina culturalmente più lontana anche se più vicina all’Europa all’apparenza, qualche specifico sforzo di comprensione dobbiamo farlo noi. Tirando invece dal testo di un documento scritto in modo non filosofico ma narrativo, come la Amoris Letitia, conseguenze lineari secondo il modello logico della filosofia socratica si arriva a fargli dire cose che non vuole affatto dire. Se poi si applica tale metodo alle argomentazioni di presunti interpreti autentici apriti cielo.

Robi Ronza

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Caro Ronza, 

ti ringrazio per questa lettera che dà l’opportunità di chiarire alcune questioni che ci stanno a cuore. Comprendo e condivido la preoccupazione che sta alla base della tua lettera e certamente il richiamo alla consapevolezza che a guidare la Chiesa è Cristo. Del resto né il sottoscritto né Fontana abbiamo mai pensato di metterci al posto del Papa. 
La coscienza che Pietro va seguito non può però essere separata dall’uso della ragione, e soprattutto la Chiesa ha sempre distinto, nell’esercizio del magistero pontificio, ciò che è infallibile da ciò che infallibile non è. Con tutto il rispetto dovuto al suo ruolo e senza metterne in discussione l’autorità, si può legittimamente criticare, esprimere perplessità o richiedere chiarimenti anche al Papa, a certe condizioni e ovviamente «su ciò che riguarda il bene della Chiesa». Non sono io a dirlo ma il Codice di Diritto canonico, anche se non mi voglio fare schermo di una norma, piuttosto vorrei usare il buon senso. 
E vengo quindi allo specifico delle tue critiche: che l’Amoris Laetitia presenti alcune parti problematiche e variamente interpretabili è evidente fin dal primo giorno, e proprio sugli argomenti di cui parla Fontana nel suo articolo. Sarà anche legato allo stile narrativo caratteristico di questo pontificato, come dici tu, fatto sta che da subito questo documento ha dato origine a interpretazioni opposte, e non certo su questioni di poco conto. La concezione della morale e il significato dei sacramenti sono due pilastri fondamentali su cui si regge l’edificio della Chiesa cattolica. 
Tanto per scendere nel concreto oggi abbiamo conferenze episcopali che invitano i sacerdoti a garantire la comunione anche alle coppie risposate, e vescovi che pubblicano linee guida in cui escludono assolutamente questa opzione. Entrambi appellandosi alla Amoris Laetitia. Ammetterai che già questo è un problema, una confusione dottrinale senza precedenti, oltretutto dopo due anni di incontri, Sinodi, discussioni infinite (vedi qui per una cronologia). Vuol dire che c’è qualcuno che crede che l’adulterio sia un male in sé – come ha sempre creduto la Chiesa - e chi pensa invece che “dipende”. Dall’inizio La Nuova BQ ha registrato le diverse posizioni, ha approfondito i temi discussi riproponendo ciò che il Magistero ha sempre insegnato, ha decisamente avversato letture della Amoris Laetitia che vanno nel senso del cambiamento di dottrina (ogni atto di Magistero – ci dice la Chiesa - va interpretato in continuità e alla luce del Magistero precedente).
Comunque fare notare questa confusione e ricordare l’insegnamento della tradizione credo sia il nostro dovere di laici e di giornalisti.
E vengo all’aspetto forse più delicato delle tue critiche, quella che definisci «la leggenda degli interpreti autentici». Anch’io sono convinto che «l’unico interprete autentico di Francesco è lui stesso», ma sarei sciocco se non vedessi che non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Padre Spadaro, con la sua Civiltà Cattolica, da tempo si erge a interprete autentico del pensiero di Papa Francesco, ne spiega passo passo il pontificato. E quanto al cardinale Schonborn, è stato chiamato a presentare ufficialmente la Amoris Laetitia e a questa presentazione ha rimandato esplicitamente papa Francesco rispondendo due mesi fa alla domanda di un giornalista a proposito della comunione ai divorziati risposati. 
È ovvio allora considerare un’intervista rilasciata dal cardinale Schonborn a padre Spadaro per la Civiltà Cattolica, qualcosa che ha un peso particolare. E se è corretta questa sua interpretazione allora la Amoris Laetitia presenta aspetti di discontinuità, che vanno chiariti. Il cardinale Schonborn parla di “sviluppo della dottrina”: ma se davvero la comunione ai divorziati risposati ora è possibile in alcuni casi (pochi o tanti che siano), come può esserci sviluppo rispetto alla Familiaris Consortio dove questa eventualità è categoricamente esclusa, salvo che i due vivano “come fratello e sorella” (no. 82)? Sarebbe come dire che il giallo è lo sviluppo del bianco, anziché ammettere che si tratta semplicemente di due colori diversi. Fontana, nel suo articolo, vuole spiegare proprio questo. Significa accusare il Papa di essere eretico nascondendosi dietro al cardinale Schonborn? Io non credo, proprio perché c’è una differenza sostanziale tra un testo ambiguo, e una interpretazione che fa affermazioni precise e si pretende autentica.
Ecco dunque l'ultima domanda: sono Schonborn e Spadaro interpreti autentici? Loro si arrogano esplicitamente questa funzione, tanto più in questa ultima intervista, e intendono zittire chi propone una diversa interpretazione. Se non lo sono, a questo punto dovrà intervenire la Sala Stampa a chiarirlo, come ha già fatto per altri casi. 
Riccardo Cascioli

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...E sotto aggiungo l'articolo che ha dato il via...

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L'insostenibile tesi del cardinale Schönborn

di Stefano Fontana

9 luglio 2016


Dell’intervista rilasciata dal cardinale Schönborn a padre Antonio Spadaro (Civiltà Cattolica) sulla corretta interpretazione della Amoris Laetitia (AL) molti sono già intervenuti, come documentato da La Nuova Bussola Quotidiana (vedi qui). Desidero qui soffermarmi su un solo aspetto, che mi sembra tra i più importanti. Il cardinale dice che l’Esortazione apostolica di Papa Francesco non contiene mutamenti della dottrina. Contiene piuttosto degli sviluppi, da cui bisogna partire per leggere anche i precedenti interventi del magistero, come dopo il Vaticano II si è partiti da esso per rileggere il precedente magistero. 
Quest’ultima affermazione è piuttosto grave, perché la verità è piuttosto il contrario, ma in questo momento mi interessa invece l’affermazione secondo cui nella AL non ci sarebbero cambiamenti di dottrina. Ora, non riesco a capire come si possa sostenere una cosa del genere. Di cambiamenti di dottrina ce ne sono, e molti. Essi riguardano la concezione cattolica della morale e la dottrina dei sacramenti, in particolare quello della comunione eucaristica. La prima cosa da fare è quindi, a mio avviso, prendere atto delle notevoli e innegabili discontinuità dottrinali. 
A proposito della visione cattolica della morale, alcune novità di Amoris Laetitia riguardano l’impostazione stessa della morale e il rapporto tra legge morale, coscienza e situazioni particolari di vita. L’enciclica Veritatis splendor (1993) di Giovanni Paolo II non presenta mai la legge morale come una astrattezza che debba venire a patti con la situazione concreta e la coscienza come lo strumento di questo compromesso. A proposito di questa visione il paragrafo 56 dice: «Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette pastorali contrarie agli insegnamenti del magistero e giustificare un’ermeneutica “creatrice”, secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare». Credo sia difficile negare che, invece, proprio questo propone la AL, che è tutta impostata sulla pastorale del caso per caso, o del “discernimento”. La discontinuità dottrinale qui è evidente.
La Veritatis splendor sostiene con chiarezza che è possibile conoscere e valutare secondo la morale situazioni oggettive di peccato, che è cosa ben diversa dal giudicare i peccatori. Questo invece viene negato dalla Amoris Laetitia, secondo la quale fermarsi alla situazione oggettiva sarebbe applicare una morale astratta che non si cura di conoscere la situazione reale e concreta delle persone. La differenza è enorme e riguarda i termini della valutazione morale delle azioni. L’importanza dell’oggetto materiale dell’azione morale in ordine alla valutazione morale dei comportamenti umani passa in assoluto secondo piano (si veda, per esempio, il n. 298).
Il divieto dell’adulterio è da considerarsi un precetto morale negativo a carattere assoluto, come dice il Catechismo al n. 1756. La dottrina delle azioni intrinsecamente cattive (intrinsece mala), verso le quali la coscienza non ha margini di discernimento, perché si tratta di “atti non ordinabili a Dio”, è definita dalla Veritatis splendor nei paragrafi 67, 78, 79, 80. 81, 82, e dal Catechismo al n. 1761. L’Amoris Laetitia, però, nega che l’adulterio sia un atto intrinsecamente cattivo e nega l’esistenza stessa di atti intrinsecamente cattivi. Tanto è vero che dispone nei confronti dei divorziati risposati la possibilità di un discernimento pastorale per l’accesso all’eucarestia ed esplicitamente afferma che «è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (305).
Questo ultimo punto elimina la nozione di “peccato mortale” che la Veritatis splendor invece ribadiva nella tradizionale distinzione con il peccato veniale (nn. 69, 70). Il peccato mortale, vi si legge, c’è in tutte le «disubbidienze ai comandamenti di Dio in materia grave». Quindi anche nell’adulterio in caso di secondo matrimonio dopo il divorzio. Ammettere la possibilità dell’accesso all’Eucarestia per i divorziati risposati è quindi in discontinuità nei confronti della dottrina cattolica del peccato. 
In nessun luogo dell’insegnamento della Chiesa si dice che il sacramento, come per esempio quello del matrimonio, è un “ideale” da raggiungere, come invece si dice nella Amoris Laetitia. Qui le cosiddette situazioni “irregolari” sono presentate come una forma inadeguata rispetto alla pienezza del matrimonio. Nei confronti delle persone in esse coinvolte, quindi, sarebbe possibile agire per valorizzare gli elementi positivi piuttosto che condannare quelli negativi. Ma il matrimonio non è un ideale da raggiungere, come i peccati non sono “fragilità” o forme impefette di bene.  
Nella Amoris Laetitia ci sono molte concessioni a teorie morali che la Veritatis splendor condannava, come per esempio quella della “opzione fondamentale” o il consequenzialismo. Si fa in qualche modo riferimento alla teoria dell’opzione fondamentale quando si sostiene che la scelta per una azione intrinsecamente cattiva non è di per sé sufficiente a rompere il rapporto con Dio. Come se questo fosse garantito appunto da una opzione fondamentale che può continuare a sussistere al di sopra delle nostre scelte particolari. Ci si riferisce al consequenzialismo quando si assegna all’intenzione dell’agente il ruolo di entrare come oggetto formale assieme all’oggetto materiale nella definizione dell’oggetto morale in quanto tale. 
Questi non sono che pochi cenni su un problema oggettivo. La Amoris Laetitia è anche un insegnamento dottrinale e molte delle dottrine presentate sono diverse in modo rilevante da quella fino ad allora insegnate dalla Chiesa. È un esercizio spericolato sostenere che la Amoris Laetitia sia uno sviluppo della Veritatis splendor, quando la contraddice su molti e importanti punti. Per cui, ripeto, qualsiasi altra valutazione dovrebbe partire da questo riconoscimento dovuto, che però il cardinale Schönborn, ed altri con lui, nega.