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martedì 27 giugno 2017

Chi possiede le parole, è padrone del presente e del futuro.



  Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8,32)


Questo blog ha - nel suo piccolo - una "missione" quella di smascherare la "menzogna" di "questo mondo" e far trionfare la Verità che poi è una persona: Gesù Cristo. "Questo mondo" che è da identificarsi con l'ideologia anticristiana massonica, ha via via acquistato sempre più potere, nell'economia, nella cultura, nei mass-media che governa attraverso il politically correct, per non parlare del potere diretto su politici di interi governi e istituzioni sovrannazionali ed ora si manifesta capace di penetrare sempre più profondamente anche nella gerarchia cattolica. Qual è stata tra le altre l'arma con cui ha scardinato gli equilibri precedenti? ma appunto la neo-lingua, il politicamente corretto che cambiando significato alle parole, ci ha cambiato anche le nostre idee, le nostre abitudini, le nostre opinioni, i nostri sentimenti... tutto! La neo-lingua ci ha cambiato la vita ed ora ci sta togliendo anche la libertà, si! perché  attraverso parole false, dal falso significato ci sta togliendo la Verità. Qui devo citare un famoso aforisma del cardinale Giacomo Biffi che riporto testuale dall'immagine di apertura di questo Post:


Ispirandomi, ma senza potermi paragonare a Giovanni Battista, dico:
"voce di uno che grida nel deserto". 
Io penso ed affermo: non è la libertà che ci fa veri, ma è la Verità che ci fa liberi. 
"Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. 
Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra.
Ma se si attenta alla Verità la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché dove si estingue il rispetto della Verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza"  (Card. Giacomo Biffi)


Il titolo di questo Post è tratto da questo interessante articolo di Roberto Pecchioli che mi ha richiamato alla mente l'aforisma citato sopra che a sua volta riprende le parole come sempre pesantissime di Nostro Signore Gesù Cristo in (Gv 8,32). Sono tempi - quelli che stiamo vivendo - confusi, dove regna incontrastato il relativismo, ed ogni tanto se trovo un articolo che faccia il punto della situazione, non me lo faccio scappare, dategli un'occhiata anche voi e meditate gente... meditate.


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Ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. La frase è attribuita a Bertolt Brecht, il drammaturgo tedesco campione della Germania Est, comunista ma assai attento al portafogli, reso celebre in Italia dal Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. Prendiamo in parola l’autore dell’Opera da tre soldi, rilevando che la sua osservazione sembra la storia di chi, in Italia ed in Occidente, non condivide idee, luoghi comuni, superstizioni dell’ampia galassia progressista sostenuta dalle oligarchie di potere.

La cronaca è sempre più ricca di esempi sconcertanti: il tentativo di impedire la partecipazione di Marcello Veneziani ad un convegno da parte di un’associazione di psichiatri o psicologi), la denuncia dinanzi all’ordine professionale della stessa categoria di un medico accusato, udite, udite, di aver affermato che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Potremmo continuare con il pubblico ludibrio di chi non è convinto dell’utilità di alcune vaccinazioni obbligatorie, con tanto di sanzioni pesantissime ai genitori “renitenti”, minacciati della privazione della potestà genitoriale, e radiazione dall’Ordine professionale per i medici refrattari.  E poiché sia più evidente la manifesta inutilità degli ordini, retaggio postumo, parodia neo-borghese delle corporazioni, ci viene adesso la notizia dei sei mesi di sospensione dall’Ordine dei Giornalisti comminata a Padre Livio Fanzaga, il dominus di Radio Maria, la più ascoltata emittente cattolica.

Il prete bergamasco ha pagato per un’accusa surreale: ha infatti affermato di temere per il destino eterno dell’anima della molto onorevole e democratica signora Cirinnà, la madre della legge che ha autorizzato in Italia le cosiddette unioni civili tra persone dello stesso sesso, ovvero le simil nozze omosessuali. La stampa italiana, con il consueto coro sguaiato, superficiale e conformista disinforma i lettori asserendo che Don Livio "ha augurato la morte alla povera vittima". Falso: nella piena ortodossia della sua fede (quella della chiesa di rito romano, non argentino), il prete ha rammentato alla riccioluta onorevole – madre, tra l’altro, di figli non umani, come afferma orgogliosa sul suo sito personale - che dopo la morte (il più tardi possibile, si affettò a chiarire) affronterà il giudizio di Dio. Nulla di strano per chi crede, e neppure per gli altri, che potrebbero tutt’al più sorridere per le curiose convinzioni del fondatore di Radio Maria. Niente da fare, sei mesi di sospensione dall’Ordine, peraltro già scontati.

Sarebbe facile quanto sciocco o sterile ricordare a Padre Livio che chi di censura ferisce, di censura perisce, giacché nel 2014 un noto intellettuale cattolico, Roberto De Mattei venne sbrigativamente escluso da Radio Maria per un articolo su un’agenzia di stampa - Motus in fine velocior - in cui esprimeva perplessità sull’operato di Jorge Mario Bergoglio. Beghe interne, tutto sommato, di cui merita occuparsi per un unico motivo, quello del nostro titolo: la parte del torto così scomoda, eppure così affollata da chi non si piega al corso del politicamente corretto, e tanto pericolosa nonostante le continue attestazioni di libertà, democrazia, tolleranza della sedicente società aperta.

La libertà, nella società aperta, la tagliano a fettine con le forbici. Vediamo allora di usare nei suoi stessi confronti, rovesciandoli, gli argomenti di cui si ammanta. Karl Popper, suo gran teorico, scriveva che la società aperta deve essere ben chiusa ai suoi nemici, i violenti e gli intolleranti. Magnifico programma, a patto di definire le due categorie. Per i violenti sembra tutto facile, è ovvia la repulsione nei confronti di chi esercita coazione fisica, terrorismo e simili. Ma chi sono gli “intolleranti”? Potremmo ricordare John Locke, l’autore del libello Lettera sulla tolleranza, filosofo inglese della “gloriosa rivoluzione” protestante di fine Seicento, in cui proclama la massima apertura verso tutte le idee e fedi tranne una, la cattolica.

Circa un secolo dopo, ci fu un altro venerato maestro, Voltaire, noto antisemita ed avversario intransigente della Chiesa di Roma, l’infame da schiacciare, a cui viene comunemente attribuita un’affermazione che non fece mai: non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire. Con enfasi crescente, la mano sul cuore ed una furtiva lacrima, liberali, progressisti e democratici autonominati in servizio permanente la ripetono spesso: le parole non costano granché, quando sono approvate dal Gran Consiglio del Politicamente Corretto…

Dunque, cari democratici a tassametro, pensosi, moralisti e riflessivi come possono esserlo solo gli esponenti di una civilizzazione estenuata, perché mai non difendete la libertà di parola, di pensiero e di espressione di cui siete fierissimi sostenitori? O sono liberi solo alcuni, a vostro insindacabile giudizio? Chi sono gli “intolleranti “, forse l’aggettivo è sinonimo di oppositore, dissenziente, eretico, o magari può essere attribuito a chiunque non condivida le linee guida- chiamiamole così- della società contemporanea. Un piccolissimo appunto, per ricordare che il verbo tollerare significa innanzitutto accettare, per convinzione, quieto vivere, opportunità, attitudini o idee che non ci piacciono. Pertanto, intolleranti siete voi, che negate ai non conformisti le libertà fondamentali, e amate, invocate la psicopolizia, quella che George Orwell inventò a sostegno del Grande Fratello.

Un pilastro del pensiero “liberal”, l’americano Noam Chomsky, campione di tutti i progressismi dell’universo, enunciò con grande sagacia un decalogo di comportamenti illiberali del potere, una vera strategia della manipolazione attraverso i mezzi di comunicazione. Ci piace elencarli senza commento:

1-La strategia della distrazione 
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni. 
3- La strategia della gradualità. 
4- La strategia del differire. 
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. 
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. 
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.

Il fatto è che impiegati di concetto e banditori del pensiero dominante si sono convinti, nel tempo, che le loro siano le uniche posizioni “morali”. Chi esprime pensieri difformi è quindi un empio, un soggetto malvagio da colpire con i rigori della legge e non da sconfiggere sul terreno delle idee. Le sue, infatti, sono non-idee. Il primo colpevole è proprio Popper, che ha fornito loro un perfetto arsenale concettuale multiuso. Basta affermare, di un’idea, un gruppo, una persona, che è portatrice di intolleranza o violenza, e scatta l’interdetto. Dario Antiseri, massimo interprete italiano del pensiero di Popper, lo ha scritto a tutte lettere: “la società aperta è aperta ma non spalancata. E siccome sappiamo che la libertà non si perde tutta in una volta, il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza. 

“Sembrerebbero sante parole, senonché, in un altro passo, egli afferma che “i nemici (della società aperta n.d.r.) credono di avere la Verità”. La lettera maiuscola respinge evidentemente nel campo degli intolleranti tutti coloro che hanno convinzioni nette. Ma l’obiezione più semplice è la seguente: se la nuova forma della verità, sia pure travestita come libertà, è l’insussistenza della Verità, siamo dinanzi ad un forma ben più pervasiva e sofisticata di oppressione, che, ovviamente, in nome del Giusto, del Morale, dell’Aperto, vieta ogni alternativa con il marchio d’infamia, la lettera scarlatta dell’Intolleranza. Le alate parole di Locke, dello pseudo Voltaire, di Brecht, di Popper e di Chomsky sono valide solo entro il recinto del sistema, del politicamente corretto, della polifonia su una nota unica.

Il cerchio magico si chiude inesorabilmente, ed espelle chi non si conforma. Vale la pena di continuare con le citazioni dei Buoni e dei Giusti. Un pastore luterano, Martin Niemoeller, negli anni quaranta, pronunciò un sermone divenuto famoso, ripreso in varie forme dallo stesso Brecht e dalla contro-cultura radicale, ai due lati dell’Oceano Atlantico. Eccone il brano essenziale: “Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente perché io non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare. “

Mutano i tempi, si invertono gli obiettivi e le scale dei valori, ma l’attitudine del potere, evidentemente, non cambia, esattamente come uguale è l’ipocrisia, il conformismo, l’omertà, la vigliaccheria dei più, soprattutto di chi conta. Un caso recente, a proposito di violenza e società aperta: il grave ferimento di un deputato repubblicano americano da parte di un uomo risultato essere un sostenitore di Bernie Sanders è stato rapidamente rimosso dalla stampa internazionale. Le vittime dei bombardamenti americani o israeliani valgono zero, esattamente come gli iraniani uccisi nell’assalto degli islamisti sunniti al parlamento di Teheran. I bimbi morti di Aleppo hanno onore di pianti, vittime attribuite al bieco Assad, quelli di Gaza ignorati. Al contrario, lacrime obbligatorie a catinelle, melassa, retorica a fiumi, moralismo a tonnellate quando i caduti sono occidentali. Neanche la morte, con buona pace di Totò e della sua “Livella”, è uguale per tutti.

Semplicemente ripugnante, un paio di mesi fa, fu il comportamento della stampa nazionale in occasione della terribile morte di tre zingarelle, carbonizzate in un incendio doloso. Tutti, ventre a terra, a gareggiare in indignazione e cordoglio, nella malcelata speranza che l’efferato delitto avesse risvolti razziali, salvo tacere all’unisono, come ad un segnale convenuto, allorché fu chiaro il movente di squallida vendetta interna da parte di gruppi rivali. Capì tutto con largo anticipo sul presente bastardo Emil Cioran. Reso ipersensibile dal suo stesso pessimismo radicale di esule deraciné, parlò di “bavaglio intriso nel miele.” Siamo, in tanti, dalla parte del torto. Nel 2000, un cantautore politico bolognese, Claudio Lolli, scrisse un brano con quel titolo, ed ebbe successo, come al tempo di Ho conosciuto anche zingari felici. Protetto dall’appartenenza politico- culturale, poté pronunciare senza divieti il termine zingaro, una delle “parole del gatto”, come si dice a Genova, impronunciabili, proibite per scorrettezza politica.

Recentemente, polemiche si sono abbattute su Giuseppe Povia per un bellissimo brano “Io non sono democratico”, che, al contrario, è un inno di libertà.” Con il cuore a sinistra ed il portafogli a destra, anch’io sono comunista” accusa il menestrello milanese, costretto ad autoprodurre i suoi ascoltatissimi album, come lo splendido Nuovo Contrordine Mondiale.  Contrario all’ordine, infatti. E chi sostiene l’ordine naturale è il più odiato nemico del sistema, specie se ha il coraggio di fare ciò che Chesterton riteneva inevitabile, sguainare la spada (delle idee, delle idee, signori psicopoliziotti) per affermare che l’erba è verde in primavera. A proposito del caso di Padre Livio, e delle intimidazioni intrise nel codice penale dei negatori LGBT dell’etica naturale, un sito molto attivo ha parlato di “gaystapo”. Parole forti, probabilmente esacerbate o eccessive, che ci limitiamo a registrare senza farle nostre per autotutela, ovvero per schietta autocensura, ma il problema c’è.

Il clima è questo, e chi difende una fede, o l’identità della propria gente, o nega valore a principi che reputa antiumani (aborto, matrimonio gay, utero in affitto, eugenetica mascherata, eutanasia, precarietà esistenziale), chi non è schierato con il Mercato misura di tutte le cose, o ancora chi ha della storia d’Italia un’idea diversa dalla verità ufficiale, anzi dalla Verità, caro professore Antiseri così aperto e liberale, è il nuovo proscritto, simile ai disperati di Von Solomon. Le armi abbondano, giacché i nuovi moralisti impugnano il codice penale stabilendo nuovi divieti in nome della libertà, della tolleranza, del progresso e, ça va sans dire, della democrazia. Inutile citare il sermone di cui sopra: esistono nuovi torti e nuove ragioni, nuovi ebrei e nuovi zingari. In altri tempi, i soprusi erano in nome di principi tramontati o sconfitti, oggi abbiamo il dubbio piacere di essere perseguiti in nome dell’Umanità e dell’Uguaglianza. Sempre paroloni svuotati di significato, pronunciati con finta solennità e trascritti rigorosamente in lettere maiuscole.

Ma il nostro è il tempo del mercante e della ragione calcolante. Come è facile e comodo, allora, trascinare gli avversari (nemici no, quelli li abbiamo noi, loro, i Buoni, hanno solo avversari!) davanti al tribunale civile, dirsi diffamati, chiedere - ed in genere ottenere - cospicui risarcimenti. Che bel modo di distruggere l’Altro, quello di rovinarlo economicamente. Il gioco è semplice: tu hai leso la mia “immagine”, cioè l’idea che io stesso diffondo della mia persona, dunque tutt’altro che la verità. Pagami, versa sul mio conto i tuoi averi; ma sono magnanimo, chiedimi pubblicamente scusa e ci accorderemo sulla somma da trasferire con bonifico.

Ricorda tanto quelle guerre vigliacche combattute con il sistema odioso delle sanzioni. Non ti bombardo, sono contro la violenza, io; però ti affamo, ti impedisco di vendere i tuoi prodotti e ti vieto di acquistare ciò che ti serve. Oh, gran bontà "delli cavalieri antiqui", scrisse l’Ariosto nel primo canto dell’Orlando, a proposito di Rinaldo e Ferraù che smisero di duellare per seguire la bella Angelica.  Tutto finito, nessun rispetto, non si fanno prigionieri tra chi deve essere abbattuto in quanto indegno di appartenere allo spazio pubblico, piccola o grande incarnazione del male assoluto. Leo Strauss la chiamò “reductio ad Hitlerum” e colpisce ormai indistintamente una vasto ventaglio di idee, personalità, visioni della vita. Sempre, beninteso, in nome della società aperta, che non è spalancata, e dalla quale vanno espulsi o silenziati i dissidenti, con applauso fragoroso ed unanime della folla convenuta, munita di tessera del tifoso.

E l’articolo 21 della nostra Costituzione di incomparabile bellezza, quello che proclama il diritto per tutti “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Vale per tutti, ma, Popper insegna, non per i violenti – ed è sacrosanto - né per gli intolleranti, qualità che può essere facilmente attribuita a chiunque non piaccia al potere, o lo critichi, o si proponga di cambiarlo, sia pure con metodi pacifici.   Ultimamente, con la fattiva complicità dei nuovi superpadroni, quelli di Silicon Valley detentori delle tecnoscienze, come Mark Zuckerberg Sire di Facebook, ne hanno inventata un’altra. Notizie e commenti sgraditi dovranno essere rimossi e perseguiti da nuovi tribunali della Santa Inquisizione Globale con l’accusa di essere fake news, in english, oh, yes, notizie false. Chi possiede le parole, è padrone del presente e del futuro. Falso è ciò che lorsignori dichiarano tale, con l’approvazione delle masse riflessive e un tantino decerebrate, quelle che studiano solo ciò che “serve”, gli eterni fellah di ogni tempo sotto qualsiasi cielo di cui parlò Oswald Spengler. E intanto i codici si riempiono di nuovi virtuosi divieti, omofobia, discriminazione, xenofobia, sessismo; l’officina di Vulcano è sempre attiva, e innumerevoli pifferai come quello di Hamelin che annegò per vendetta i bambini di Hamelin, affogano la verità in nome della Verità, affilano le forbici di raffinate censure.

Roberto De Mattei, nell’articolo che provocò l’ira di padre Livio, a sua volta colpito per lesa Cirinnà, scrisse che vengono momenti in cui bisogna schierarsi. E’ così, per quanto costi caro, fino al cartellino rosso dell’espulsione dal consesso civile (civile?).  Chi si fa pecora il lupo se la mangia: costringiamolo almeno a fare fatica, il lupo globale, smascheriamolo, non lasciamogli l’esclusiva della parola e dell’azione. Non è nuovo il tempo dei lupi che si fingono vittime. Ci pensò già Fedro, oltre due millenni or sono a descrivere la favola, o la triste realtà. Trascriviamola una volta ancora, a futura memoria, affinché qualcuno si schieri, o almeno rifletta:

“Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello. Il lupo sta più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio. “Perché dice - mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo? E l’agnello, tremando: “Come posso – dice - fare ciò che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!” Quello, respinto dalla forza della verità: “sei mesi fa - aggiunge - hai parlato male di me!” Risponde l’agnello: Ma veramente… non ero ancora nato! Per Ercole, Tuo padre – dice - ha parlato male di me”. E così lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta. 

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.”

Nihil sub sole novi, niente di nuovo sotto il sole. (Qoelet, o l’Ecclesiaste).


venerdì 29 luglio 2016

L'ateo non esiste, non è mai esistito e neanche il demonio





"Si definisce ateo chi non crede in alcuna divinità o ne nega l'esistenza. Nel XXI secolo si tende ad attribuire al termine ateismo il significato - oltre a quello, scontato, di negazione del trascendente - di disapprovazione morale e di avversione alle credenze. Un'ulteriore posizione è quella di chi considera irrilevante o priva di significato qualsiasi discussione sull'esistenza o meno di una divinità e, in senso più esteso, qualsiasi discussione su religione o sistemi valoriali o morali legati a credenze religiose; queste posizioni possono essere riassunta nell'asserzione: «Dio esiste? Non lo so e non m'interessa»".
Le parole sopra citate tratte da Wikipedia sono solo un riassunto del vasto campo dell'ateismo, ma ora non mi inoltrerò in sofismi e discussioni, voglio solo puntualizzare un aspetto che mi sembra curioso degli atei; generalmente si pensa che l'ateo sia una persona razionale, colta, che per varie ragioni culturali e sociali rifiuti o guardi con scetticismo a tutto quanto esca dalla visione empirica del mondo e delle cose, come appunto tutto ciò che fa riferimento al soprannaturale, allo spirituale o al trascendente in generale.
La cosa curiosa che volevo puntualizzare l'ho trovata in alcuni aforismi del Card. Giacomo Biffi di cui recentemente è stato ricordato il primo anno dalla morte:
Credenti e creduloni
Coloro che si affidano a Cristo - che è "Luce da Luce", cioè il Logos sostanziale ed eterno di Dio - sono inoltre abbastanza difesi dalla tentazione di affidarsi a ciò che è inaffidabile. Anche questa è una fortuna non da poco. È stato giustamente notato come il mondo che ha smarrito la fede non è che poi non creda piú a niente; al contrario, è indotto a credere a tutto: crede agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine dei giornali e delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità, alle creme di bellezza; crede all'esistenza degli extraterrestri, alla new age, alla metempsicosi; crede alle promesse elettorali, ai programmi politici, alle catechesi ideologiche che ogni giorno ci vengono inflitte dalla televisione. Crede a tutto, appunto. Perciò la distinzione piú adeguata tra gli uomini del nostro tempo parrebbe non tanto tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e creduloni.
La sfortuna dell'ateo
Si può intuire quanto sia grande a questo proposito la nostra fortuna (dei Credenti), soprattutto se ci si rende conto davvero della poco invidiabile condizione degli atei. I quali, messi di fronte ai guai inevitabili in ogni percorso umano, non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo - che sia veramente tale - non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene (...). Un ateo, se non vuol clamorosamente rinunciare a ogni logica e a ogni coerenza, è privato perfino della soddisfazione di bestemmiare. E questo è il colmo della sfortuna (...).
La cosa curiosa e anche mio convincimento è che come diceva il Card. Biffi, non è che chi si professa ateo non creda a nulla,  credono anche loro a modo loro in mille altri dei (al denaro, al potere, al proprio Io, e a tutte le quisquilie elencate dal Nostro); inoltre poiché asseriscono di non credere  né in Dio né in qualunque altra manifestazione soprannaturale ecco che men che meno questi signori credano alla presenza reale del... demonio, sì, quell'essere angelico (decaduto) che come afferma la dottrina della Chiesa Cattolica:


"Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti, 
per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. 
La loro scelta contro Dio è definitiva. 
Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio".



Quindi nel mondo e soprattutto nel mondo Cristiano (o quello che rimane) ormai a credere che esista uno spirito, personificazione del male, chiamato demonio sono rimasti veramente in pochi, ormai anche moltissimi sacerdoti, vescovi e pap.... - ehm... lasciamo perdere - sembra che non ci credano più,  non ne parlano, se ne parlano è per sminuirne l'influenza o per deridere (sì) chi ancora crede a quanto scritto nei testi sacri dove ripetutamente se ne fa menzione, senza contare le volte che Gesù Cristo stesso nomina satana e i demoni.

Dice Baudelaire: «Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e di aver convinto gli uomini che egli non esiste". Eppure senza la presenza di Satana resta inspiegabile tutto il male che c'è nel mondo, come senza la presenza di Dio resta inspiegabile tutto il bene che c'è.

Hanno cominciato col negare Satana gli atei, i positivisti, i razionalisti; hanno finito col negarlo una buona quantità di teologi e, naturalmente, dietro di loro una immensa quantità di cattolici. Una teologia nell'uomo e per l'uomo. Non c'è più posto per i diavoli e per l'inferno. A stento essi, siano atei o cattolici "di comodo", trovano il posto per Dio e per Gesù Cristo. Sembra quasi che Freud e Marx siano stati assunti al rango di quasi Padri della Chiesa.

Tra i responsabili di queste "teorie erronee", un posto di primo piano spetta a P. Herbert Haag, noto teologo e già professore dell'università di Tubinga, e consulente della Conferenza Episcopale Tedesca;  Haag, infatti, pubblicò, qualche anno fa, un libro - dal titolo "Commiato dal diavolo", che gli ha procurato però, severe sanzioni da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. "L'uomo moderno ha tolto di mezzo Satana e il suo regno. La cosa avvenne in modo curioso. Si è cominciato col metterlo in ridicolo; poi, passo dopo passo, se ne è fatta una figura comica... Senonchè questo ludibrio di credente è divenuto riso nel miscredente; ma questo pure serve alla causa di satana; in nessun posto, infatti egli domina con maggior sicurezza come là dove gli uomini ridono di lui, satana, quindi, ha paura solo di essere conosciuto, che si sappia chi egli veramente è. Infatti, le epoche in cui riesce a farsi dimenticare, sono proprio quelle in cui lui trionfa con una presenza attivissima" (Chiesa. viva n. 138). 

L'offensiva di satana ha questo obiettivo: rovinare il progetto di Dio facendo perdere gli uomini per i quali Dio ha tutto creato, si è fatto uomo e si è fatto crocifiggere. Ricordiamo che il Nuovo Testamento ci parla della presenza di satana così spesso, che per negare satana bisogna negare tutta la Divina Rivelazione. 




In un esorcismo che riporta Domenico Mondrone nel suo libro "A tu per tu col Maligno" satana gli dice: 



"Non vedi che il suo regno ( di Gesù ) si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Provati a fare il bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri ( la luce più è radiosa e più infastidisce satana; non sono le lampadine spente dei poveri peccatori ad impensierirlo. Egli perciò si scatena contro i ministri di Dio!). Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora ero riuscito ad ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera, ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta riducendo in un'accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sessualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad ottenere il divorzio per sgretolare le famiglie. Vi ho portati a praticare l'aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lascio intentato; e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non potervi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori  e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricordate che io vi odio infinitamente, come odio Colui che vi ha creati". 

Poi aggiunse: 

"In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità non funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. II mito dell'ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti, dei frati e delle suore, fino ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi; tolti di mezzo i Suoi "operai della Vigna", subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo". 

Quindi rivelò:

1. Quali sono i suoi migliori collaboratori: 

"A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messe o non credono a ciò che fanno sull'altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle che celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere".

2. Quali sono i suoi più grandi nemici: 

"Quelli legati alla Sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i suoi interessi. che zelano la sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non si sia mai fatto contaminare, che si serve della messa, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno". 

3. Infine Satana, mostrandogli una folla sterminata di giovani in una piazza di città gli disse:

 "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!... E' tutta gioventù passata dalla mia parte. E' gioventù mia. Molta l'ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti su senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su ateismo sindacale. Lì hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l'uomo. Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di lui, che resiste a scomparire. Ma scomparirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità-eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio al cervello, e ci, serviremo di questo per tutti coloro che osassero ancora tenersi aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome verrà più ricordato. Le poche cose che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le annienteremo col terrore. Ci sono per il resto decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l'altro devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io...".

4. e ancora ha dovuto rivelare: 

"Io copro di rovine il mondo, lo inondo di sangue e di lacrime; io deformo ciò che è bello, rendo sordido ciò che è puro, abbatto ciò che è grande; faccio tutto il male che posso e vorrei poterlo aumentare fino all'infinito. Io sono tutto odio, niente altro che odio. Se conosceste la profondità, l'altezza e la larghezza di quest'odio, avreste un'intelligenza più vasta di tutte le intelligenze che vi furono fin dal principio del mondo, anche se queste intelligenze fossero riunite in una sola. E quanto più odio, tanto più soffro, ma il mio odio e le mie sofferenze sono immortali come me, perché io non posso non odiare, come non posso non vivere sempre. Ciò che accresce in me questa sofferenza, ciò che moltiplica questo odio è il pensare che io sono stato vinto, che odio inutilmente e che faccio tanto male inutilmente. Ma che dico, inutilmente? No! Una gioia l'ho, se posso chiamarla tale; è l'unica gioia che io abbia; quella di uccidere le anime per le quali Egli ha versato il Suo Sangue, per le quali è morto, risorto e salito in cielo. Ah, si! Io rendo vana la sua incarnazione, la sua morte; le rendo vane queste cose per le anime che uccido. Capite? uccidere un'anima !!! Egli l'ha creata a Sua immagine, l'ha amata di un amore infinito; per lei fu crocifisso. Ma io quest'anima gliela prendo, gliela rubo, la uccido e la perdo con me. Io quest'anima non la amo, ma l'odio sommamente eppure essa mi ha preferito a Lui. Come mai io dico queste cose? Vi potreste convertire, anche voi! Potreste scapparmi! Eppure debbo dirle queste cose, pecche Egli mi costringe. Volete sapere quanto io soffro e quanto odio? Io sono capace di odio e di dolore nella stessa misura con cui ero capace di amore e di felicità. Io, Lucifero, sono divenuto Satana, l'avversario. In questo momento io ho tutta la terra nel mio pensiero, tutti i popoli, tutti i governi, tutte le leggi. Ebbene, io tengo la direzione di tutto il male che si prepara. E, dopo tutto, quale vantaggio me ne viene? Io sono stato vinto già prima! Tuttavia qualche vantaggio l'ho ricavato; io gli uccido delle anime, delle anime immortali, delle anime ché Egli ha pagato sul Calvario" .

Questa intervista con satana è la coclusione del mio breve viaggio tra atei, indifferenti, agnostici, credenti poco credenti e creduloni; si credono (e daje... non credonooo...) estranei o superiori a questi discorsi ma paradossalmente sono quelli che maggiormente dovrebbero preoccuparsi... o nooo?






martedì 3 maggio 2016

Lui nella nostra vita


Di tanto in tanto aggiungerò un breve contributo audio con una breve meditazione, come ho già fatto: vedi qui  quella di adesso è del Cardinale Giacomo Biffi







Buon ascolto!