Visualizzazione post con etichetta cristianesimo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cristianesimo. Mostra tutti i post

martedì 27 dicembre 2016

Teologi e secolarizzazione




Quello che segue è un articolo, quasi un breve saggio, che vale la pena leggere e meditare,  tratta del modo e del perché la  società  europea ma anche italiana si sia trasformata, secolarizzandosi, abbandonando cioè quelle basi che avevano caratterizzato i costumi, la cultura, le tradizioni che si imperniavano sulla centralità della fede e del sacro nella vita. La secolarizzazione è il profano che scaccia il sacro dalla vita. In questo articolo l'autore Francesco Lamendola avanza la tesi  - condivisibile -  che al raggiungimento della secolarizzazione della società abbiano contribuito non poco teologi e intellettuali cattolici, il che, sembrerebbe una contraddizione, pensare cioè che il pensiero cattolico possa generare il secolarismo, ma così è avvenuto e l'autore porta (purtroppo) degli esempi eclatanti come il voto cattolico a favore dell'aborto.


Teologi e secolarizzazione

È dai teologi “cattolici” che la secolarizzazione ha ricevuto l’ultimo suggello

di Francesco Lamendola - www.ilcorrieredelleregioni.it

La secolarizzazione è quel processo storico per cui la società europea ha sottratto spazi sempre più ampi alla sfera del sacro e li ha trasferiti a quella del profano; il secolarismo è l’esito estremo della secolarizzazione, per cui la società avoca a sé tutta la sfera del reale e, così facendo, direttamente o indirettamente, volutamente oppure no, nega e sopprime ogni realtà sacra. Di fatto, non è possibile stabilire un confine chiaro e riconoscibile fra la secolarizzazione e il secolarismo. Anche se ai cattolici progressisti piace credere che lo sia, perché questo permette loro di riconoscere i lati positivi della secolarizzazione, ad esempio – dicono – il pieno riconoscimento di una vera autonomia della sfera terrena rispetto alla vita soprannaturale; e non si rendono conto, così facendo, di dire un autentico sproposito, perché tale pretesa autonomia altro non è che la maschera di cui si serve la cultura laicista e materialista per scardinare in maniera dolce, e quasi rispettosa, la concezione e la pratica religiosa della vita, visto che in Dio, e solamente in Dio, le cose trovano il loro autentico compimento e che in Dio, e solamente in Dio, l’uomo si realizza come uomo. Opinare diversamente significa essere già all’interno del modo di ragionare secolarizzato: significa, in altre parole, che il cattolico ha già smesso di essere intimamente tale, e ha fatto proprie le categorie della civiltà moderna: che è, nella sua essenza, e non per caso, ma intenzionalmente, radicalmente irreligiosa e anticristiana. Sia come sia, il secolarismo non è che la fase finale, e perfettamente logica e conseguente, della secolarizzazione, nella quale noi siamo immersi: il fatto che molti cattolici non se ne rendano conto, non lo percepiscano, e continuino a parlare con disinvoltura degli aspetti “postivi” della secolarizzazione, e dell’importanza di seguitare il “dialogo” col mondo, dà un’idea di quanto il processo si sia spinto innanzi e di come esso sia penetrato nel comune sentire di quasi tutte le persone, cattolici compresi. Un solo esempio renderà chiaramente quel che vogliamo dire. I cattolici italiani, nel 1974 - o almeno, moltissimi di loro - scelsero di votare a favore del mantenimento della legge sul divorzio, e non ci videro nulla di strano, non percepirono alcuna sostanziale contraddizione fra il loro credo religioso e la scelta che avevano operato nelle urne, di fronte al referendum abrogativo. E la cosa si ripeté su un tema ancor più scottante e delicato, e ancora più drammatico sul piano della morale cattolica (a nostro parere, anche sul piano della morale naturale), nel 1978, allorché si trattò di esprimersi a proposito della legge sul diritto di abortire volontariamente. Di nuovo, essi fecero una scelta radicalmente difforme, per non dire opposta, al loro credo religioso; e, di nuovo, non ci trovarono nulla di strano, nulla che li mettesse moralmente o intellettualmente a disagio; al contrario, molti di essi si dichiararono fieri di essere dei cattolici, sì, ma dei cattolici laici, cioè, secondo loro, pienamente inseriti nella realtà di questo mondo, e senza alcun complesso di soggezione verso il magistero della Chiesa. Senza rendersi conto, evidentemente, che, così facendo e così pensando, si ponevano, da se stessi, al di fuori della religione cattolica, oltre che al di fuori della Chiesa. Né furono sfiorati dal dubbio d’aver commesso un peccato gravissimo; rivendicarono con una sorta di fierezza la loro scelta, una scelta di “libertà” per la donna (che cavalleresco sentimento!; peccato che nessuno di loro si preoccupò del diritto del nascituro di venire al mondo), ma si sentirono orgogliosi di poter reggere il confronto con gli italiani laici e non religiosi: provarono perfino un senso di liberazione nei confronti dell’autorità (psicanalisti, sbizzarritevi), perché finalmente avevano reciso il cordone ombelicale che li legava al papa. Quel cordone ombelicale era rappresentato dal Magistero ecclesiastico, e, nel caso specifico, dalla recente enciclica di Paolo VI Humanae vitae, del 1968: la quale, infatti, sin dal primo momento suscitò un aspro dibattito e venne criticata e osteggiata perfino da una parte del clero e dei vescovi, secondo i quali non teneva sufficientemente conto della necessità di dialogare con la società moderna e non valutava in maniera realistica i sentimenti diffusi tra un grandissimo numero di famiglie cattoliche. Strano modo di ragionare! In base ad esso, il Magistero non dovrebbe insegnare, o meglio, tramandare, la dottrina cattolica, così come ci è stata consegnata dalla Rivelazione, attraverso le due fonti della Scrittura e della Tradizione, bensì dovrebbe tener conto degli umori e delle abitudini della società nel suo complesso: quasi che i cattolici, invece di seguire il proprio modello, che è Cristo, debbano per forza allinearsi a ciò che sente e pensa il “mondo”, adeguandosi, in un certo senso, al volere della maggioranza. Dunque, la secolarizzazione è avvenuta non contro i cattolici, ma con l’avallo e la partecipazione dei cattolici - clero compreso -, o, almeno, di una parte significativa di essi. Il Magistero, fino agli anni del Concilio Vaticano II, era rimasto fedele alla sua missione e al suo dovere: tramandare fedelmente l’insegnamento di Cristo, senza cedere alla facile tentazione di fare degli “sconti” ai gusti e alle sensibilità del mondo moderno, semplicemente perché il “deposito della fede” non è, in alcun modo, materia negoziabile. Poi, a partire dal Concilio, e soprattutto negli anni successivi, la diga si è sgretolata, è crollata, e sono stati gli stessi teologi cattolici, o sedicenti tali, a dare il suggello definitivo al processo di secolarizzazione, spingendolo ancora più in là di quanto non avessero già fatto, per loro conto, la cultura profana e la società del benessere: fino al limite estremo del rifiuto di Dio e della Rivelazione cristiana, e ciò proprio da parte dei “credenti” e proprio in nome – mirabile dictu! – di Dio: un Dio che non vuole più vederci credere in Lui ingenuamente, come bambini (ma Gesù non aveva detto che bisogna essere simili proprio a dei bambini, per entrare nel regno dei cieli?), bensì da persone adulte, che sanno fare a meno di Lui, perché si assumono in prima persona la responsabilità di se stesse, e, già che ci sono, anche quella del mondo intero, politica, economia ed equilibri ecologici compresi. Osservava Battista Mondin nel saggio: La secolarizzazione: morte di Dio? (Torino, Borla, 1969, pp. 35-38):

Le tappe più significative della "Secolarizzazione Parziale" sono le seguenti. Anzitutto, già nel secolo tredicesimo, la sostituzione della visione filosofica sacralizzante di Platone con quella secolarizzante di Aristotele. [...] Altre tappe importanti sono state la secolarizzazione del potere politico con il sorgere, già nel secolo quindicesimo, degli Stati nazionali; ulteriore secolarizzazione delle realtà terrestri col sorgere della scienza sperimentale; secolarizzazione delle classi sociali con la Rivoluzione francese; secolarizzazione di tutti i rami della cultura (storia, pedagogia, antropologia, lettere, arti) nel secolo diciannovesimo. Può essere interessante osservare che la secolarizzazione, nella sua avanzata, s’è sempre trovata la strada sbarrata e non è mai riuscita a trionfare a nessun livello senza aspre lotte [...] La Chiesa si adattò faticosamente al nuovo stato di cose. Solo nel Concilio Vaticano II riconobbe ufficialmente la legittimità di una secolarizzazione parziale. La "Secolarizzazione Totale" si è sviluppata in due tempi: nel primo per opera dei filosofi, degli uomini politici e degli scienziati; nel secondo per opera dei teologi. I primi assertori della secolarizzazione totale sono stati alcuni eminenti filosofi del secolo scorso: Feuerbach, Comte, Marx, Nietzsche, Freud. Essi non si accontentano più di affermare l’autonomia di questa o di quella sfera della realtà, di questa o quella attività dell’uomo, ma pretendono la completa eliminazione del sacro, che considerano come un’ipostatizzazione dei bisogni e delle perfezioni dell’uomo o della società, o come una sublimazione degli istinti sessuali, o come una sovrastruttura al servizio delle classi dominanti o del gregge dei vili. La tesi dei filosofi incontrò immediatamente il favore degli uomini politici, i quali contribuirono alla secolarizzazione totale con la soppressione delle congregazioni religiose e delle scuole confessionali, con l’incameramento dei beni ecclesiastici e la persecuzione della Chiesa. All’avvento della secolarizzazione totale collaborarono anche gli scienziati del secolo scorso negando la presenza di un’anima spirituale nell’uomo e l’esistenza di un Essere supremo nell’universo. Al trionfo completo della secolarizzazione mancava solamente l’adesione dei teologi. Essi, però, nel secolo diciannovesimo, e nella prima metà del ventesimo, opposero strenua resistenza al movimento di secolarizzazione completa. Ma recentemente abbiamo visto un gruppo influente di teologi, chiamati "teologi della morte di Dio" o "teologi radicali", o, anche, “atei cristiani”, dare la loro adesione alla forma più assoluta di secolarizzazione. Essi affermano che non basta riconoscere l’autonomia del profano, ma occorre ridurre tutto il sacro al profano; non basta dare a Cesare quello che è di Cesare, ma bisogna affidargli anche le cose di Dio e Dio stesso; “la casa di Dio non è la Chiesa, è il mondo”; “funzione della Chiesa è di servire il mondo e non Dio”; bisogna, perciò, smantellare non solo i bastioni che dividono il sacri dal profano, ma anche sottomettere tutto il territorio del sacro al profano; occorre far sparire tutte le strutture religiose, tutto l’apparato liturgico e teologico, per fare spazio esclusivamente alla realtà mondana. Il vangelo della secolarizzazione radicale ha trovato immediatamente numerosi apostoli ovunque, anche fra i teologi cattolici, specialmente fra i seguaci dell’evoluzionismo cristocentrico di Teilhard de Chardin e dell’antropocentrismo teologico di Karl Rahner. La secolarizzazione assoluta è ormai penetrata dappertutto: in teologia con le dottrine del cristianesimo anonimo e del fisicalismo teologico; in morale con la riduzione del’etica cristiana all’amore del prossimo; in liturgia con la riduzione della Messa ad una cena di lavoro pseudo-teologico; in ascetica con la soppressione della virtù della penitenza, della mortificazione, del sacrificio. Ora si può dire che il fenomeno della secolarizzazione ha toccato il tetto; più in là di così non si può andare, perché il profano ha divorato tutto il sacro in tutte le cose e in tutte le dimensioni. La secolarizzazione ha toccato l’ultimo traguardo. D’ora in avanti non potrà che segnare il passo oppure dovrà fare marcia indietro.

Povero Battista Mondin: come si sbagliava! Più in là di così si poteva andare, eccome: sia sul piano della gerarchia, sia su quello della liturgia, della catechesi, della pastorale e della stessa dogmatica. Eppure, essendo morto nel 2015, anche lui ha fatto in tempo a vedere quanto tale profezia fosse sbagliata: oggi, infatti, non solo vediamo dei vescovi che ordinano sacerdoti omosessuali, altri che “aprono” su aborto ed eutanasia; un papa che sminuisce la gravità dell’aborto e del divorzio, che si reca dai protestanti a celebrare i 500 anni della loro riforma, che complimenta ed esalta i campioni radicali del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni civili, dei matrimoni omosessuali e della libera droga; e un esercito di sacerdoti che celebra delle messe da discoteca, con burattini, chitarre, aperitivi e pagliacciate varie, e che, nelle prediche, dal pulpito, parlano male della Chiesa, del papa (quando si chiama Benedetto XVI), disprezzano il culto dei santi, sminuiscono quello della Vergine, deridono le apparizioni mariane, i pellegrinaggi e ogni forma di pietà popolare, ignorano l’anima, il peccato, la grazia, la vita eterna, non parlano affatto dell’inferno, del male e del diavolo, anche perché non ci credono, e sanno solo riempirsi la bocca con la misericordia di Dio, come se essa potesse colmare l’indifferenza e la cattiveria dell’uomo, il suo rifiuto di convertirsi, la sua indisponibilità a chieder perdono dei suoi peccati. E ancora: ci tocca vedere frati e suore che ballano in strada al ritmo di danze moderne (oh, ma sempre in nome dello Spirito Santo, e per edificazione dei fedeli!); e assistere a delle messe concelebrate con gli islamici, che pregano il loro Dio nelle nostre chiese, e questo mentre è in corso una spietata guerra contro i cristiani, e i preti cattolici vengono sgozzati sull’altare; e sentire il papa che inveisce contro il clericalismo, come se proprio quello, oggi, nella società secolarizzata, fosse il problema, come se quello fosse il grave pericolo da cui è necessario guardarsi. E non basta: alla secolarizzazione non c’è fine; e se pare che sia giunta al limite, eccola fare un altro passo avanti (o in basso): con la benedizione dei teologi cattolici. E dunque, non sarà tempo di rivedere radicalmente le premesse, e riconoscere la radice dell’errore proprio nella rivoluzione antropologica di Karl Rahner, tanto celebrata dai teologi progressisti? E ricordare che la Chiesa non deve adattarsi al mondo, ma esortarlo a convertirsi al Vangelo di Gesù?


venerdì 14 ottobre 2016

Fondamentalismo cattolico



Eh sì, basta esprimere idee differenti dall'orwelliano "pensiero unico" che risponde anche al nome di "politically correct" o anche "pensiero debole", ed ecco che subito - se stai discettando in campo politico - vieni etichettato come fascista, razzista, ecc.; se parimenti discuti in campo sociale, verrai bollato come omofobo, maschilista, ecc.  ma se stai disputando in campo religioso come verrai classificato per essere offeso e zittito? fondamentalista! sì  sei un fondamentalista e di quelli più pericolosi. Ma cos'è il fondamentalismo religioso e di quale religione soprattutto stiamo parlando? La domanda che ci stiamo facendo, nasce da un articolo: "Fondamentalismo cattolico, il panorama italiano" pubblicato da www.lanuovaeuropa.org, - e già il titolo spiega molto, o meglio, spiega dove vuole andare a parare: quei brutti e sporchi cattolicacci fondamentalisti che sono legati ad una concezione della dottrina cattolica antiquata, rigida, senza misericordia; il "fondamentalismo cattolico", ciò che oltrepassa il già (da "loro") detestato e biasimato "tradizionalismo cattolico"; foriero di scontri, di "muri", ossessionato dal problema etico, che vede gay ed extracomunitari come nemici, che si rifugia nella dottrina e nella militanza per arroccarsi a difesa della propria identità. Poco prima ho scritto di un tradizionalismo biasimato e detestato. Ma da chi? Nell'universo cattolico, chi non ama i tradizionalisti? C'è qualche altra componente, fazione, gruppo, oserei dire ideologia che si contrappone? che non ama? che biasima? che detesta? Parrebbe di SI. Sono coloro i quali si riconoscono (e si richiamano ad ogni occasione) nello "spirito del concilio", più familiarmente potremmo definirli (e si definiscono) "cattolici modernisti", cattolici che vogliono che la Chiesa "stia al passo dei tempi", e che non sia troppo opprimente con cose come la morale e i peccati, perché "loro" ne sanno più di Dio infatti si definiscono anche "cattolici adulti" nel senso che, sanno decidere da soli cosa è bene e cosa è male, la Chiesa che "loro" amano non deve "ingerire" troppo nella loro vita privata, la Chiesa Madre e Maestra a "loro" non può insegnare nulla perché sono nati "imparati"; talora qualcuno li definisce (forse sprezzantemente) "cattocomunisti", ma questo "nomignolo" è invero da attribuire solo ad una parte di questo schieramento "modernista". Ebbene tornando al "pensiero unico" accennato all'inizio, sembra che nel campo cattolico il pensiero dominante oggi sia rappresentato dalle "correnti di pensiero" appena citate, nate in diversi momenti della storia recente e che si sono rafforzate  ed hanno preso slancio anche grazie alle "aperture" del Concilio Vaticano II; queste idee sembrano essere oggi prevalenti nella Chiesa e ad esse fanno riferimento filosofi e teologi conosciuti e nominati nei più importanti consessi religiosi, quello che potrebbe preoccupare qualcuno è che ad essi si sono uniti anche molti Vescovi e Cardinali; la preoccupazione è data dal fatto che questi "modernisti" non negano che scopo, intento e fine del loro pensare e agire sia appunto indirizzato a "rinnovare" la Chiesa e qualcuno di loro si spinge a pensare che il cattolicesimo e la Chiesa dovrebbe "aprirsi" e "rompere con il passato" permettendo fra l’altro: i rapporti prematrimoniali, il divorzio, le coppie gay purché monogamiche stabili e aperte all’impegno adottivo, il sacerdozio femminile, l’uso del preservativo, della pillola contraccettiva, della fecondazione omologa in vitro, della fecondazione eterologa in vitro e  auspica l'avvento di un papa evangelico e moderno sulle orme di papa Giovanni, il papa della luna, della fraternità, del Concilio”. Per rafforzarsi sempre più il "pensiero unico" deve intimidire chi gli si contrappone, ecco perché chi si permette di obiettare e criticare, viene zittito o sommerso di epiteti, il più letale dei quali è: "sei un fondamentalista". Come si fa a difendersi da questa accusa? Non si può! te la tieni, - come quando un "tale", venne etichettato come "razzista" per aver definito il Presidente degli USA "abbronzato" -  dalla accusa di fondamentalismo è stato fatto oggetto anche Mons. Luigi Negri che ha risposto in una intervista pubblicata su www.lanuovabq.it ,nell'articolo di Riccardo Cascioli intitolato «Parlano di ponti e nella Chiesa mettono i muri». Questa intervista spiega la frustrazione di chi si sente messo all'indice per accuse inconsistenti e false. Non c'è che dire, tutta la storia della Chiesa è piena di discordie, gelosie, inimicizie, basti rileggersi la lettera ai Corinzi di San Paolo dove dice:


Corinzi 1 - Capitolo 1  
[10]  Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. 
[11]  Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. 
[12]  Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!».
[13]  Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? 
Corinzi 1 - Capitolo 3  
[4]  Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini?
[5]  Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. 
[6]  Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. 
[7]  Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. 
[8]  Non c'è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. 
[9]  Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.

Da ultimo ricorderei a chi usa il termine "fondamentalismo cristiano", che diversamente da altri fondamentalismi, si può pensare ogni male del fondamentalismo cattolico ma non lo si può accusare di essere violento: non lo é; il fondamentalista cristiano è il Santo e per Gesù Cristo non uccide, ma muore Martire, il martirio secondo il cristianesimo è la condizione che il seguace (martire, dal greco μάρτυς, cioè "testimone") subisce per difendere la propria fede in Cristo o per difendere la vita di altri cristiani, il martirio è offrire il proprio sangue e non versare quello del "nemico".



venerdì 9 settembre 2016

C’era una volta il cattosauro





He si! Parrebbe che il modernismo non solo sia riuscito ad intrufolarsi nella Chiesa e nella società, ma che l'abbia conquistata ideologicamente e ne sia ormai padrone, ...parrebbe!  Ma è veramente così? Ebbene io credo che  il modernismo NON abbia vinto e non vincerà: NON PRAEVALEBUNT. [« Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. » (Matteo 16,17-19)]. "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!" (Eb 13,8). Personalmente credo che nella confusione dottrinale e di fede di questi tempi rimanga e rimarrà "un resto d'Israele" fedele al Gesù Cristo "di sempre" e l'articolo che cito sotto ci viene a ricordare questo (ironicamente ...molto!).


C’era una volta il cattosauro


di Tommaso Scandroglio - lanuovabq.it


Finirà presto nel Museo delle Scienze religiose. Stiamo parlando del cattosauro. Ne esistono ancora degli esemplari, ma – a parte qualche eccezione – vengono allevati in stato di cattività. Reclusi in spazi angusti e non più liberi di scorrazzare in un ambiente sano, dottrinalmente salubre, in quelle praterie verdi che nel cretaceo erano costantemente assolate dalla verità e dove le nebbie del dubbio e del confronto non esistevano. È proprio vero: le mutazioni climatiche sono una tragedia.

Il cattosauro, retaggio dell’era glaciale preconciliare, è in via di estinzione. Il problema è legato all’ecosistema in cui oggi si trova a vivere. Troppi veleni chimici – pensiamo alle varie pillole abortive e contraccettive – scarsità di femmine e maschi adatti ai loro ruoli, costantemente oggetto di preda di varie specie imbastardite come i cattodem e i cattoprog i quali furono centrati in pieno dai meteoriti del modernismo, ma sopravvissero, seppur con importanti mutazioni genetiche nell’ortodossia.

Il cattosauro, invece, mal si adatta all’era post-moderna. Lui, sin dal cretaceo, è sempre stato monogamico e invece cercano in tutti i modi di addestrarlo alla promiscuità; è sessualmente stanziale e all’opposto tentano di spingerlo alla sessualità nomade; si accoppia ancora con un membro della sua specie di sesso differente e si imbizzarrisce non poco se qualcuno del suo stesso sesso gli lancia ammiccamenti lascivi; è abituato a figliare, altrimenti non sarebbe arrivato sin qui; dialoga, ma conserva la sua voce e non si mette a muggire per compiacere le vacche.

Lo tacciano giustamente di essere primitivo perché sia la sua struttura fisica-dottrinale sia il suo comportamento sono semplici, di base: crede ancora in un solo Dio e pensa che anche tutti le altre specie di credenti – ebrei e islamici compresi – dovrebbero convertirsi a quest’unico Dio; ritiene in modo incrollabile che dopo morti ci siano premi e castighi per tutti (cose da tombe egiziane, commenta qualche illuminato specialista); ripete in modo ossessivo – a parere degli etologi religiosi come Vito Mancuso e Alberto Melloni – condotte stereotipate, come pregare, a volte utilizzando il rosario come l’uomo della pietra usava il coltello in selce, recarsi a Messa alla domenica, digiunare in certi periodi non per scarsità di cibo ma per amore, sottoporsi a strani riti che, secondo sempre i paleontologi più accreditati, erano riti più magici che ragionevoli: cospargere di acqua la testa di un neonato, ungere con dell’olio dei ragazzi, inginocchiarsi davanti ad un membro della sua stessa specie con una stola viola sulla spalle per confessare l’inconfessabile, mangiare del pane credendo che sia Dio e via dicendo. 

In breve, il cattosauro è un’anomalia evolutiva secondo la teoria darwiniana, un fossile vivente che contraddice tutte le leggi pastorali varate di recente, una specie di celacanto religioso, una bizzarria buona solo per un Super Quark teologico. Non dovrebbe esistere e, infatti, fanno di tutto per eliminarlo, schiacciarlo come la zanzara Zika, oppure se va bene - come dicevamo più sopra – tentano di rinchiuderlo in una riserva protetta. La soppressione del cattosauro è doverosa perché, ne sono certi gli infettivologi vaticanisti, il cattosauro può veicolare malattie. L’ortodossia recidivante, il cattolicesimo in forma integrale che può evolversi nel buon senso metastatico, il giudizio retto che provoca occlusioni agli apparati stupidi, la cronicità e irreversibilità del vincolo coniugale, la necrosi dei tessuti molli dei sistemi complessi quali i consigli pastorali e le facoltà teologiche del nord Europa, l’ilarità compulsiva e rush cutanei al solo contatto con la carta della stampa cattolica (non tutta), le allergie e travasi di bile dopo l’ingestione delle prime due righe di alcuni piani pastorali, la liturgico-fobia verso le celebrazioni più diffuse, la fotosensibilità verso le foto di Augias e Saviano.

A volte, però, il cattosauro muove a tenerezza, lui così fuori posto oggi, con quelle mani giunte e ginocchia piegate davanti al Tabernacolo; con i suoi “sì, sì, no, no” che ai semiologi teo-prog appaiono infantili, propri dei bimbi che iniziano a sillabare; con quel baule di credenze che chiama verità rivelate e che si porta sempre appresso coma la copertina di Linus; con quella moglie che non cambia mai. Il cattosauro però rimane specie in estinzione. Da qui una proposta. Adotta anche tu un cattosauro. Sostieni la Bussola.

venerdì 2 settembre 2016

Domenica a messa si è spezzato qualcosa, e non parlo del pane





Devo tornare a quanto accaduto domenica 31 luglio, ovvero l'iniziativa di far pregare insieme cattolici e musulmani nelle chiese di Francia e Italia, evento che ha infiammato gli animi tra coloro che sono favorevoli e coloro che di questa iniziativa sono critici se non nettamente contrari, personalmente, a caldo non avevo voluto commentare, ma in seguito ho letto delle prese di posizione che voglio condividere, ma per farlo, pubblico prima un paio di articoli che dimostrano quanto distanti possano essere sullo stesso tema le opinioni di coloro che si definiscono Cattolici.

Tra i tanti articoli che difendono l'iniziativa, ho scelto questo:

Posso dire che non sono d'accordo con i cattolici che hanno criticato la presenza di migliaia di cittadini musulmani nelle chiese di Francia e Italia, domenica 31 luglio? L'iniziativa, com'è noto, è sorta in Francia dopo il barbaro assassinio di padre Jacquel Hamel, sacerdote cattolico sgozzato mentre celebrava l'Eucarestia nella sua parrocchia di Saint-Etienne-de-Rouvay, nei pressi di Rouen, nel nord della Francia. Attentato compiuto da due terroristi islamisti e rivendicato dal sedicente stato islamico. Nonostante sia stata apertamente apprezzato dal presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, e da numerosi vescovi, il gesto di pace - compiuto da rappresentanti islamici anche in alcune città italiane - ha provocato le reazioni sdegnate di alcuni laici e sacerdoti, nonché di alcuni imam e rappresentanti musulmani [...]...


...e la replica a quanto sopra:

Caro Fabio [...], ho visto il tuo articolo sui musulmani a messa. Dato che me lo hai inviato via twitter, immagino di essere tra coloro che tu rimproveri per non avere aderito cordialmente al gesto di domenica scorsa. Ti rispondo brevemente: Sei giornalista e sai bene che i titoli sugli articoli non sempre, [...] Mi spiace che l’espressione ragionevole di un dissenso rispetto a una «discutibile» scelta sia letta come «replica capricciosa di chi, davanti a una clamorosa smentita dei propri preconcetti, si arrampica sugli specchi alla ricerca di un cavillo per avere lo stesso ragione». Ritengo che su certe questioni la libertà di pensiero sia un valore sacrosanto. Basta citare che cosa disse s. Agostino: «In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas» [...]«nelle cose necessarie ci vuole l’unità, in quelle dubbie la libertà, in tutte la carità.» E a me sembra che almeno di cosa dubbia si possa parlare a riguardo della presenza dei mussulmani a messa, soprattutto se poi li si lascia recitare il Corano[...]...


Ora dopo aver letto questi due articoli che ci danno l'idea di cosa si parli,  possiamo leggerci l'articolo che più mi preme inserire; ribadisco che la notizia della preghiera comune tra cattolici e musulmani nelle chiese di Francia e Italia ha acceso una vasta polemica e certo avrei potuto inserire decine di articoli scritti su questo tema, (un esempio, e un altro,) basta fare una semplice ricerca nel web e la risposta è chilometrica ma l'articolo che voglio condividere e che corrisponde in tutto anche alla mia (modesta) opinione in tema, è quello del mio caro amico Camillo Langone che da par suo è capace di mettere a fuoco quello che ormai è evidente a chi non voglia chiudere gli occhi: l'annacquamento della fede cristiana dove il politicamente corretto la fa da padrone e dove piano piano la fede si perde e viene sostituita da una fede fai da te relativista:

Domenica a messa si è spezzato qualcosa, e non parlo del pane. Ve lo spiego

di Camillo Langone - www.ilfoglio.it

Cosa sarebbe successo se in chiesa avessi trovato maomettani e se il prete dal pulpito avesse tradito Cristo onorando Maometto?

Sono moderatamente favorevole alla cannabis libera, i parchi pullulanti di spacciatori africani sono inguardabili e infrequentabili, ma personalmente non intendo avvalermene perché la cannabis stordisce e io alla mia piccola o grande intelligenza ci tengo. Sono moderatamente favorevole al volemose bene ecumenista, la prospettiva della guerra civile-religiosa mi alletta ben poco, ma personalmente non intendo parteciparvi perché l’ecumenismo si alimenta di menzogne e chi si abitua ad ascoltare balle diventa un credulone. Per salvare la piccola o grande intelligenza in mio possesso, domenica sono andato a messa molto tardi, di sera, quando i vescovi aspiranti cardinali e i preti aspiranti vescovi erano presumibilmente già a tavola, e maggiori le probabilità di imbattersi in un sacerdote che non leccasse il culo al mondo (le cui opere sono cattive, vedi Giovanni 7,7; che odia noi cristiani, vedi Giovanni 15,19; che è dominato da Satana, vedi Giovanni 12,31).

C'è un problema di radicalismo nell'islam, dice il capo della conferenza degli imam francesi  Il Papa, il terrorismo, il dio denaro  Il Papa: "Se parlassi di violenza islamica dovrei parlare anche di quella cattolica"  La comunità islamica in chiesa convince solo un italiano su dieci. Sondaggio in esculsiva per il Foglio  Le "voci cattive che spingono alla violenza" che non bastano a spiegare l'estremismo islamico  Mea culpa islamico Cosa sarebbe successo se in chiesa avessi trovato maomettani e se il prete dal pulpito avesse tradito Cristo onorando Maometto? Sarei dovuto uscire e a quel punto un pezzo importante della mia vita sarebbe morto, come un arto andato in cancrena, e non avrei più saputo dove posare il capo. Amici mi invitano a farmi ortodosso ma, pur ammirando i cristiani orientali da quando tentavo di seguire le messe in San Spiridione a Trieste, non sono Cristina Campo: ubi Petrus, ibi Ecclesia. Altri amici mi spingono verso la Fraternità San Pio X ma giusto Parenzo e Labate de La Sette possono darmi del lefevriano: io sono cristiano e Gesù poco prima di venire ucciso pregò “perché tutti siano una sola cosa, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Come potrei contribuire a una divisione? Altri ancora mi esortano a frequentare messe in latino debitamente autorizzate, solo che io abito a Parma, città di peculiare insensibilità liturgica, e dovrei spostarmi a Modena. E poi per quanto sia consapevole della natura cattoprotestante del messale di Paolo VI (chi percepisce in Bergoglio un’inaudita rottura analizzi meglio Montini), non mi piacciono i club religiosi: sono elitista in tutto tranne che in questo campo, lo slogan pochi-ma-buoni nel cristianesimo, che non è una setta, che non è una loggia, non funziona, e lo dimostra il fatto che nel clero qualità e quantità sono crollate contemporaneamente.

Cosa sarebbe rimasto della mia poca fede se domenica malauguratamente fossi capitato nel duomo di Piacenza, dove i fedeli delle prime file, tra cui alcune suore, si sono dovuti alzare per far accomodare i maggiorenti maomettani, tutti maschi e alcuni irrispettosamente incappellati? O in quella chiesa di Ventimiglia dove il prete ha distribuito ai seguaci di Allah pezzi di pane in un’oscena parodia dell’eucaristia? O nella cattedrale di Bari dove l’imam ha cantato il Corano come se in città fosse tornato l’emiro che nel nono secolo, grazie alle lame coraniche, vi aveva reintrodotto la schiavitù? Non oso immaginarlo. Comunque domenica qualcosa si è spezzato e non mi riferisco al pane. Non sto qui a ripetere quando l’accaduto sia cattolicamente illegale (vedi “Redemptionis Sacramentum”, istruzione della Congregazione per il culto divino risalente al 2004, non al Medio Evo): non ho voglia di fare la guardia al bidone di benzina. Ripeto che sono stanco di sentire insultata la mia intelligenza che, lo ricorda Pascal, mi deriva dalla Sapienza divina e non dal clero. Quando il Santo Padre dice che il Corano è un libro di pace dice il falso.




Gesuiticamente? Machiavellicamente? Non lo so. So che dice il falso e posso scriverlo da cattolico praticante perché la panzana è pronunciata dall’aereo e non dalla cattedra, quindi senza la copertura dell’infallibilità petrina. Resta lo sgomento di vedere la Chiesa di colui che è la verità fare quadrato intorno a un’affermazione falsa. Scandalizzando chi conosce la storia e confondendo chi non ne sa nulla. Dopo avermi visto in televisione il mio macellaio mi ha chiesto: ma davvero nel Corano è scritto che i cristiani devono convertirsi oppure essere uccisi? Sì, gli ho risposto, è scritto così. Domenica grazie a Dio, e grazie a un sacerdote non apostata, non sono stato obbligato a scegliere tra fedeltà e ragione, però molti amici hanno smesso di andare a messa e il mio macellaio non sa più a chi credere.

giovedì 21 luglio 2016

Dannata Europa senza Vangelo




Un articolo pessimista ma lucido del mio amico Camillo...

Dannata Europa senza Vangelo

di Camillo Langone  -  19 luglio 2016



Immigrazione, terrorismo e ascesa del clero neo pauperista. Il cattochitarrismo non basta. Perché l’Europa rantola da quando ha rinnegato la sua vera religione.

Europa che sembri alla fine della decadenza e che guardi passare piccoli e grandi barbari neri, o ambrati dal sole feroce del deserto, mentre componi editoriali pensosi, tweet ironici, post commossi, tutti ugualmente inutili, ti scrivo. Europa che hai lasciato circondare il castello di Bouillon, in Belgio, da gruppi di donne fazzolettate: me lo racconta, turbato, un amico che lavora in Lussemburgo e che nel tempo libero visita le senescenti province di Fiandre e Vallonia. Come e quando tante maomettane sono arrivate nel pittoresco, verdeggiante paese? Goffredo di Buglione, “il capitano / che il gran sepolcro liberò di Cristo”, scese da quelle mura per scalare quelle di Gerusalemme: ma tu Europa non leggi più Torquato Tasso e la nemesi ti punisce. Europa decrepita che dimostri valida la tesi di Todd Buchholz, l’economista di “The price of prosperity”: “Con l’aumento della ricchezza, la natalità crolla e l’età media della popolazione cresce. Questo richiede un flusso di nuovi operai e comporta l’apertura delle frontiere agli immigrati che hanno il potenziale per frantumare la cultura prevalente”. Io venni internettianamente lapidato quando scrissi che una delle cause del crollo demografico è l’istruzione universitaria femminile: Buchholz lo conferma, non è con l’aumento della povertà che aumentano le iscrizioni delle ragazze alla Bocconi, alla Sorbona o alla London School of Economics. Ed Erasmus, vista la sua efficacia nel ritardare, ostacolare, impedire la maternità di migliaia di giovani europee, potrebbe essere il nome di una marca di preservativi.

Ma la causa principale della tua astenia è la tua apostasia, Europa. Da quando hai rinnegato la tua religione, la vera religione, non fai che rantolare. La religione che ti creò (nascesti con la battaglia di Poitiers, prendesti forma col Sacro Romano Impero), la religione che ti fece grande nonostante le tue dimensioni, la religione che ti diede i monasteri, le cattedrali, gli ospedali e, siccome derivante da ragione e non superstizione, i laboratori scientifici. Il primo a rinnegare Cristo fu san Pietro, quindi non mi avventuro a parlare di un fenomeno nuovo, sono nuove semmai le dimensioni. “Il più grande avvenimento recente – che “Dio è morto”, che la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile – comincia già a gettare le sue prime ombre sull’Europa”, scrive Nietzsche alla fine dell’Ottocento. Prima la fede l’hanno persa i filosofi, com’è ovvio: purus philosophus, purus asinus. Poi gli scrittori, gli artisti, i musicisti: il passo successivo al nicciano “Gott ist tot” è il lennoniano “Imagine there’s no countries / it isn’t hard to do / nothing to kill or die for / and no religion too”.

Lennon era il più stolido dei Beatles (il più perspicace era ed è McCartney, non a caso uno dei pochissimi vip a mantenersi neutrale fra Brexit e Remain) e ogni volta che applaudi “Imagine” tu, Europa, diventi un poco più stupida e quindi un poco meno europea (tua caratteristica precipua era la qualità: la quantità è asiatica). Nel 1996 la celeberrima canzoncina anticristiana venne cantata davanti a Papa Giovanni Paolo II e non mi stanco di ricordarlo a chi pensa che la crisi dottrinale della chiesa cominci con l’ascesa al soglio di Papa Francesco. Nel 2016 è stata criticata via Facebook da Susanna Ceccardi, fresco sindaco leghista di Cascina, che ne ha sviscerato la natura comunista (e perciò, anche in questo, più asiatica che europea), evidente nel verso “Imagine no possessions”. Evidente a chiunque non sia assordato dall’ideologia e per nulla evidente al clero pauperista che oggi ha sequestrato il cristianesimo, dimentico o ignaro di quanto il capitalismo debba alla teologia francescana medievale di Pietro di Giovanni Olivi e Giovanni Duns Scoto, a san Bernardino da Siena, a sant’Antonino da Firenze, ai domenicani della scuola di Salamanca.

Sembra che la fede l’abbiano persa anche i tuoi preti, Europa. Quanti cardinali credono nell’esistenza del diavolo, nell’incarnazione, nella presenza reale di Gesù Cristo nell’eucaristia, a parte l’africano Sarah? Quanti fra i cardinali tedeschi, ad esempio? E in Austria? Europa debosciata dove accade che il cardinale Schönborn faccia entrare un giovane omosessuale, unito civilmente con un altro omosessuale, nel consiglio pastorale di una sua parrocchia. Dio è davvero molto misericordioso se dopo simili episodi non affoga la diocesi di Vienna nel pozzo del suo tradimento, e si limita a dissanguarla lentamente, dandole il tempo di un ravvedimento che però non si intravede. E intanto nelle scuole della capitale austriaca gli studenti musulmani hanno già superato gli studenti cristiani: come se nel 1683, davanti alle sue mura, avesse vinto il Gran Visir anziché Giovanni III di Polonia. Come se Marco d’Aviano non avesse meritato il titolo di Beato col sermone che entusiasmò i soldati poco prima della battaglia, Europa dannata che non sei altro. Europa calcolatrice che sbagli i calcoli, Europa di Angela Merkel che ha aperto le porte agli invasori per raddrizzare la curva demografica e continuare a pagare le pensioni: col risultato che nel medio periodo non ci sarà più la Germania e non verranno comunque pagate le pensioni.

Europa collaborazionista che come sindaci delle tue metropoli eleggi islamofili o direttamente islamici, vedi Londra, amministratori autorizzanti moschee sulle quali si innalzeranno minareti dai quali si affacceranno muezzin: non hai appena visto, Europa, il tentato golpe turco, il ruolo dei muezzin nell’eccitare i tagliagole di Allah? Cambia occhiali, Europa. E già che ci sei cambia pure protesi acustiche: sei talmente sorda da affollare i concerti di Elton John, il ladro di bambini, di David Gilmour, grande chitarrista dell’epoca di Nilde Iotti, e di Bruce Springsteen, che già al tempo in cui aprii le orecchie al mondo, mille anni fa, mi faceva tenerezza per quanto era musicalmente grossolano e superato. Palestrina è più moderno, anche se dubito possa piacerti, Europa smemorata, un compositore così esemplarmente cattolico romano. Non piace nemmeno ai preti, così come il gregoriano e l’organo a canne: migliaia di parroci appartengono a un’altra religione, il cattochitarrismo, senza schitarrata la messa non sembra loro valida. Forse anche per questo “piccoli atei crescono”, come scrive il sociologo Franco Garelli: mette tristezza, respinge, non attrae, un culto con una colonna sonora così programmaticamente di serie B.

Europa che sembri alla fine della decadenza e probabilmente lo sei davvero, non per risollevarti, missione impossibile a viste umane, bensì per salvare il meglio del tuo patrimonio, per trasmettere il tuo lascito alle generazioni e ai popoli che verranno, certamente dobbiamo valutare l’Opzione Benedetto, la creazione di oasi di civiltà nel caos di un continente insanguinato dal nichilismo come in un romanzo di Cormac McCarthy. All’uopo ci vorrebbe un nuovo ordine benedettino (chi conosce i benedettini odierni dubita che possano salvare se stessi, altro che il continente). Sarebbe utile anche un movimento popolare e giovanile di educazione alla fede, tipo quello fondato nel 1970 dal sacerdote lombardo don Luigi Giussani. Si chiamava Comunione e Liberazione, qualcuno se lo ricorda ancora. Poiché a Roma ci sono due Papi e questo anche per i bendisposti è un fattore di confusione e strabismo, e tu, Europa, bendisposta non lo sei di sicuro, sappi che c’è un vescovo a Ferrara. “Questo sistema sociale si sta disfacendo”, afferma monsignor Negri col pessimismo profetico che lo contraddistingue e lo innalza sul piatto paesaggio di talpe ottimiste. “In questo mondo dove tutto si dissolve e la solitudine domina la vita dei singoli e della società bisogna decidersi a non puntellare l’impero. I primi cristiani non puntellarono l’impero ma fecero semplicemente un’altra cosa: fecero il cristianesimo. Affermarono che Cristo era l’unica vera risposta sulla vita dell’uomo e del mondo. Ricostruiamo dunque le nostre comunità attorno a Gesù Cristo”.

L’islam che ti seduce tanto, Europa baldracca, è un fungo velenoso che cresce sulla tua decomposizione, un parassita sociale oltre che teologico (Maometto per scrivere il Corano ha sfruttato sia l’Antico che il Nuovo Testamento). Cos’è infatti la tua presente decadenza se non la fase putrefattiva della civilizzazione? Europa che tutto hai mangiato e tutto hai bevuto, come scrive Verlaine, e ancora ti gingilli con le guide dei ristoranti, con i programmi dei cuochi, perché la tavola è il talamo di chi non fotte più, non ti sto chiedendo niente perché niente mi aspetto da te. Io insieme a Rimbaud rimpiango la vecchia Europa dei parapetti antichi, ma è una cartolina ingiallita, un sospiro, non un fondamento. Non chiedo niente nemmeno alla tua cultura dato che, lo ha rimarcato Gabriel Matzneff, “il Café de Flore si inginocchia davanti ai barbuti fanatici di Libia, di Siria, così come una volta si inginocchiava davanti a Stalin”. Ti ho scritto per dirti che vogliamo smettere di puntellarti, traballante Europa. Non possiamo rischiare che il Vangelo finisca sotto le tue macerie: se e quando ti ricorderai della tua giovinezza, e vorrai non rimpiangerla bensì riviverla, lo ritroverai intatto.

martedì 19 luglio 2016

Il modernismo sintesi di tutte le eresie






Cos'è il Modernismo condannato dal Magistero come "Sintesi di tutte le eresie?".

Pubblichiamo un ampio stralcio di un articolo di Oreste Sartore su Gloria.tv

Le tre radici del Modernismo – 1. le filosofie moderne

In una serie di articoli abbiamo dato conto dei debiti del Modernismo nei confronti delle filosofie moderne. Cosa ovvia, dato che l’assunto base del movimento è l’imperativo di avvicinare la Chiesa al mondo moderno. Alcune di queste filosofie – ad esempio: razionalismo, spiritualismo, liberalismo religioso – sono uno sviluppo naturale del soggettivismo connaturato al protestantesimo, che, avendo posto la Scrittura al vaglio della persona singola, ha dato origine ad una varietà di concezioni disparate. Anche nel pensiero acristiano si riscontra una eterogeneità di concezioni, sia antropocentriche – come deismo e illuminismo – che immanentiste – come panteismo e idealismo. Eppure è proprio da tutta questa varietà di sistemi estranei al cristianesimo petrino che i modernisti di varia specie hanno tratto le loro dottrine. Ne risulta che le loro istanze, oltre ad essere incompatibili col Cattolicesimo, quando non ad esso in antitesi, sono tra loro diverse per natura e per origine (ad esempio vengono invocati, a seconda della convenienza, sia il razionalismo, che rifiuta di prender in esame le manifestazioni del soprannaturale, sia la conoscenza per illuminazione, un approccio al divino di stampo irrazionalista).

Le tre radici del Modernismo – 2. le eresie e le sette

In un secondo gruppo di articoli abbiamo verificato quanto le tesi moderniste abbiano raccolto l’eredità di vecchie e stantie eresie ripresentando istanze concettuali e teologiche più volte utilizzate nei sistemi eretici dei primi secoli e del medioevo, nonché nelle confessioni protestanti classiche e di frangia. Questo piccolo colpo di mano consente ad eretici e Modernisti una lettura rivoluzionaria della storia ecclesiale: buona la Chiesa delle origini, buona la nuova Chiesa Modernista, pessima la Chiesa dei secoli intermedi. Dunque apostata la gerarchia cattolica per tredici secoli, veri cristiani essendo stati propriamente solo gli eretici perseguitati. Questa inversione di giudizio sulle eresie è la lettura di Lutero e di tutti i Riformatori, i quali, dopo secoli di latitanza divina, proponevano il ripristino del cristianesimo autentico, reinventandone dottrina, istituzioni e gerarchia. È anche una lettura condivisa dal Cammino Neocatecumenale, movimento sedicente cattolico. Così implicitamente si nega l’assistenza promessa da Nostro Signor Gesù Cristo alla Sua Chiesa nel corso della vicenda umana. Sull’onda di questo ribaltamento eretici e Modernisti lanciano alla Chiesa accuse gratuite, come quella di non essere abbastanza aperta al mondo: sono infatti i Nicolaiti del primo secolo ad innalzare quello che è il vessillo stesso del Modernismo. Un’altra peculiarità dei Nicolaiti, sempre motivata dal desiderio di non dispiacere al mondo, era la professione privatistica ed interiore della fede, equivalente alla scelta religiosa che l’Azione Cattolica fece a fine anni ’70. Una terza deviazione, quanto mai attuale, era non solo la pratica di comportamenti immorali ma la pretesa che ciò costituisse un diritto.

Chiusure e negazioni

I Modernisti operano – come gli eretici – una selezione delle verità di fede, innalzandone alcune e mettendole in contrapposizione con altre (la lotta inscenata vanamente dall’attuale vescovo di Roma tra Misericordia di Dio e Legge divina è l’esempio più eclatante). I demolitori odierni della Legge bollano come giuridicismo qualsiasi riferimento alla stessa: non è una novità, anche Montano parlava così. Su alcuni elementi della fede i Modernisti operano delle chiusure intransigenti, per esempio verso i sacramenti. Oggi i Modernisti, in sintonia con tutte le sette antitrinitarie, negano ormai apertamente il dogma del peccato originale, considerano peccati quasi solo i reati contro il codice civile, non reputano necessaria la Confessione auricolare, bastando al più un’assoluzione collettiva come facevano i Catari e come era pratica negli anni ’80 in una chiesa del novarese. Oggi, come noto, si considerano emendati da colpe anche i sodomiti conclamati. La demolizione di un sacramento prelude ad un abbassamento od annullamento degli altri, come siamo costretti a vedere. Alla fine del percorso li attendono Sociniani e Frankisti i quali negano in blocco tutti i mezzi di salvezza. Il disastro architetturale delle Chiese moderne, che contempla fredde costruzioni geometriche accanto a fantasmagorici impianti esoterico-massonici, deve molto alla lotta iconoclasta dei bizantini, seguiti prima dai Valdesi e poi da Calvinisti, Presbiteriani e Puritani. Catari, Anabattisti, Quaccheri e Frankisti arrivano alla fine del percorso mostrandosi del tutto contrari agli edifici di culto. Quanto ai Novissimi, depennato il Limbo, tocca a Purgatorio ed Inferno essere oggi messi a problema. Anche qui i Modernisti vengono dopo i Catari (riguardo al Purgatorio) e dopo Socino (quanto all’Inferno). L’interpretazione personale della Sacra Scrittura esaltata da Lutero, ha reciso d’un sol colpo Magistero e Tradizione. Il Vaticano II, controllato dai nuovi teologi, ha dal canto suo eliminato la Tradizione e sciolto il Magistero dal vincolo di fedeltà al depositum fidei, rendendolo autoreferenziale ed arbitrario. Come effetto collaterale, nasce in ambiente luterano il biblicismo razionalista di Tubinga ripreso in Italia da Ravasi. Questo ramo del Modernismo rifiuta i miracoli operati dal Salvatore, ritenendoli costruzioni della comunità apostolica (cioè delle favole), e pone in dubbio tutti i misteri della Redenzione, dall’Incarnazione all’Ascensione. La pressoché totalità de Modernisti ritiene, in linea con lo storicismo, che la verità evolva nel tempo, facendo di Gesù Cristo non il Verbo di Dio ma un uomo legato alle concezioni del suo tempo e del “Risorto” una pia invenzione della comunità cristiana delle origini. La rivoluzione luterana rende la fede una cosa intima, personale, dunque rifugge da definizioni e più ancora da sistematizzazioni. L’odio di Lutero nei confronti della filosofia produce in ambiente protestante la sfiducia nella via razionale al divino, una sfiducia che si concretizza principalmente nel rifiuto ed anzi nella demonizzazione della Scolastica. Questa violenta animosità rivive nei Modernisti di tutte le declinazioni.

Stravolgimenti

Accanto alle chiusure, un secondo modo di cambiare la fede è quello di stravolgerne gli elementi. Un primo esempio di stravolgimento è la funambolica teoria rahneriana dei cristiani anonimi. La salvezza per sola fide, per i soli meriti di Gesù Cristo, per esigenza della natura o grazie ad una capacità umana di autoredenzione (Socino) è una credenza necessaria per chi rifiuta il sacramento della Confessione. Un secondo esempio è l’appello a scrutare i segni di Dio nella storia, un tema del Pietismo riproposto dal domenicano Chenu allo scopo neppure troppo celato di dare un avallo di origine divina alla volontà di imporre cambiamenti ereticali. Con questo artifizio le “esigenze dei tempi” vengono anteposte alla dottrina e si ergono a giudici della stessa. Un terzo esempio è la teoria del primato dell’azione, una tesi di origine anch’essa pietista, innalzata a dogma dal marxismo e quindi trasbordata nelle varie teologie della liberazione fino a diventare in modo palese la linea guida dell’attuale vescovo di Roma. La pastorale svincolata dalla dottrina sta diventando il grimaldello per forzare i sacri portoni e modificare a piacimento la dottrina di sempre. Un quarto esempio è la reinterpretazione delle verità di fede, che mentre pretende di attualizzarle spesso le volatilizza. Un quinto esempio è la via illuminatica alla deitas, tema prediletto degli Alumbrados dei Frankisti e dei Modernisti, fu proposta prima ancora da Amalrico (Amaury de Bène) ed è una ripresa delle credenze della Gnosi. Qui è allestita la scena della immaginaria contrapposizione tra la fede concettuale basata sulle formule dogmatiche e l’esperienza ineffabile del divino tramite illuminazione, fruibile da ogni sincero ricercatore di Dio. In tale quadro il dogma non sarebbe altro che un’espressione contingente dell’esperienza religiosa vissuta dal subconscio.

Comportamenti e tattiche

Anche nei comportamenti eretici e Modernisti si assomigliano: la contestazione dei tre poteri (legislativo, governativo e giuridico) accompagnata da un pacifismo totalizzante è comune a Catari, Valdesi, Anabattisti e Quaccheri nonché ad una moltitudine di frati attuali. Fogazzaro e Bonaiuti hanno imposto ai loro seguaci di rimanere all’interno della Chiesa Cattolica, riproponendo il nicodemismo dei marranos, degli Alumbrados e dei Frankisti. “Fino ad oggi – spiegava Bonaiuti – si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma; fare che la riforma passi attraverso le mani di coloro i quali devono essere riformati. Ecco il vero ed infallibile metodo; ma é difficile. “Hic opus, hic labor”. L’inversione antinomica praticata dalle sette gnostiche e dai Frankisti è esplosa come un bubbone all’interno del Corpo Mistico, il vizio viene incredibilmente rivendicato come virtù, non si chiede l’assoluzione dei peccati ma la santificazione dei propri desideri ed azioni. Si giunge tranquillamente ad esigere dalla Chiesa il riconoscimento del proprio diritto alla perversione, in pratica si chiede a chi giudica per delega di Dio la abolizione della legge di Dio. Come è stato notato, tutto avviene con la copertura della “teologia dell’amore che tutto scusa”. Ma, come osserva Daniele Di Geronimo: “Aborto, divorzio ed eugenetica prima, eutanasia e matrimoni omosessuali oggi, sono stati presentati come moderne forme di amore”. Ci si avvia ad una sospetta sintonia con la leege di Crowley: il mago nero amato dai Beatles , agli albori del secolo XX, evocò, assieme a Kenneth Grant, il demone Aiwaz per avere una legge valida per il secolo a venire. La risposta del demone: “Fai ciò che vuoi, fallo sotto l’amore: questa è la legge”.

Punti di appoggio

Eretici e Modernisti non potevano operare tali sovversioni senza un punto di appoggio. In effetti due sono state le leve su cui i rivoluzionari si sono basati per avallare le loro innovazioni spurie: il ritorno alla purezza delle origini e il rifiuto del principio di non contraddizione. Come numerosi eretici (fra Dolcino, Catari, Hus, Anabattisti, Familisti) i Modernisti rivendicano un presunto ritorno alle origini per liberare la Chiesa dalle incrostazioni e dagli orpelli aggiunti dalla gerarchia nel corso della storia, per tornare alla purezza delle origini. Seconda leva della sovversione è la negazione del principio di non contraddizione, da sempre uno dei punti chiave della gnosi ermetica, rispolverato nel ‘600 dal mistico protestante Böhme. Il principio di non contraddizione (non può essere che una stessa cosa sia e non sia allo stesso tempo) è il basilare fondamento del nostro comprendere il reale: senza di esso non è possibile sostenere alcuna proposizione come vera, neppure quella che asserisce che la verità non esiste. Tale baluardo non cessa di turbare gli animi dei sofisti dai tempi di Socrate fino ad oggi, impedendo loro di cavalcare le praterie del nulla o di credere reali le chimere prodotte dal soggettivismo. Solo obliterando il principio di non contraddizione è possibile poter spudoratamente mescolare proposizioni e atti incompatibili come “fedeltà alla dottrina” e sua sconfessione pratica” (“il matrimonio resta indissolubile”… ma è anche annullabile a piacere). I maestri della Nouvelle Théologie, come i sofisti, si sono da subito scagliati contro il il principio di non contraddizione. Solo così potevano avere le mani libere.

Le tre radici del Modernismo – 3. le conventicole esoteriche

È curioso come le richieste dei Modernisti nei confronti della Chiesa ripetano in modo pedissequo le pretese della MassoneriaCome dice Padre Giovanni Cavalcoli: la Chiesa [secondo i Massoni] deve innanzitutto abbandonare “la pretesa di possedere verità divine ed assolute (i "dogmi") o di essere, in nome di Dio, guida dell'intera umanità verso la felicità. Infatti, questo ruolo la Massoneria lo attribuisce a se stessa”. Ora, minare l’autorità dogmatica della Chiesa equivale ad aprire le porte dell’ovile e spingere il gregge nei pascoli del libero esame. Una seconda pretesa della Massoneria raccolta dai Modernisti è che la Chiesa Cattolica si disfi della sua struttura gerarchica per darsi un’organizzazione più democratica, collegiale e decentrata. L’ostilità verso la gerarchia ha precedenti illustri in Montano, Lutero e Frank. Una terza pressione modernista di stampo massonico è quella volta ad umanizzare i riti, accantonando devozioni superstiziose (suffragi per i defunti, culto dei Santi, manifestazioni di pietà popolare) e liturgie magico-sacrali. Molto in questo campo è già stato realizzato con la svolta conciliare e con l’introduzione del Novus Ordo Missae che hanno molto avvicinato la Chiesa di Roma alle confessioni protestanti. Quarta pretesa è che la Chiesa Cattolica si purifichi rinunciando ai suoi tesori materiali e dunque si privi delle ricchezze essendo ad essa disdicevole ogni “esterno apparato di magnificenza”. Quinta pressione è lo stimolo a concentrarsi sui poveri (sulle periferie esistenziali) e a dedicarsi alla promozione umana. Una volta appiattita sui valori civili (un tempo compatibili) l’Ecclesia si riduce a società filantropica al servizio del mondo, privandola di qualsiasi valenza in campo sociopolitico e nell’educazione della gioventù. È la riduzione della religione ad etica, separata da metafisica e teologia. Con una conseguenza: il potere, una volta promosse a prassi normale alcune devianze, non tollera più che i crimini sdoganati continuino ad essere visti per quello che sono. Esige, anzi impone, che siano accolti ed accettati come comportamenti innocui, derubricati a comportamenti normali. Ed ecco che il potere impone la derubricazione dei peccati, mentre pone in essere la persecuzione di coloro che vogliono restare fedeli al Vangelo. Il tutto avviene nel silenzio imbarazzato degli ex-cattolici ormai divenuti i cappellani del potere. Per velare il palese tradimento, i Modernisti hanno inventato la morale delle situazione: non è la Legge a determinare il giusto e l’iniquo, bensì la situazione particolare ed il modo soggettivo di viverla. Sesta pretesa è l’elevazione della donna al ministero della predicazione, al sacerdozio e alla profezia (come fece in Montano, seguito da Valdesi e Catari e come infine fanno Luterani ed Anglicani nominando donne-vescovo). Settima azione modernista di stampo massonico è la forte spinta ecumenica, favorita da un’esegesi spericolata, che scopre frammenti di verità dispersi nelle differenti rivelazioni e credi. Il dialogo tra le confessioni è un primo passo in vista di una loro unificazione nella Nuova Religione dell’Umanità, il sogno di Eckhart, Comenius e Frank. Come ha ben riassunto Padre Giovanni Cavalcoli: in altre parole, mantenendo il significato e cambiando di segno i termini, la Chiesa Cattolica deve essere privata di ogni autorità, spogliata dei suoi beni, resa acefala, abbassata a club filantropico e soprattutto deve prostrarsi davanti al mondo e tenersi lontana da Dio.

Le due questioni

Dopo questo inventario appare chiaro come il Modernismo si basi su una congerie di idee diverse per natura e origine che si giova di una terminologia cattolica in cui le parole vengono però cambiate di senso e perfino di segno, rendendo positivo il negativo e viceversa. A questo punto è lecito chiedersi due cose:
- la mancanza di sistematicità è reale oppure esiste una teologia iniziatica che regge tutta l’impalcatura?
- come mai sia gli adepti del primo Modernismo sia i loro attuali epigoni ormai egemoni sembrano presi dalla smania di introdurre nel Cattolicesimo una congerie eterogenea di idee elaborate in ambienti protestanti, settari, deisti e giudaici?

La teologia iniziatica

Nonostante i Modernisti si guardino bene da proporre esplicitamente le colonne portanti della propria teologia, sembra evidente dai loro detti la scissione tra il Gesù, uomo esemplare, ed il Cristo, meta ideale dell’uomo illuminato. Un secondo punto discendente dal precedente è una concezione molto particolare della divinità, in cui si intravedono tracce del Diteismo avverso al Dio creatore e legislatore dei giudei. Un terzo elemento eretico è l’oscillazione tra un Monismo che accomuna le “Tre Religioni del Libro”, il Modalismo e gli accenni alla esistenza di un principio femminile nella divinità, adombrando una divinità sessuata, in cui si compiono le nozze sacre (ἱερὸς γάμος), proprio come sostengono alchimisti e pagani antichi e moderni. L’elemento femminile si trova anche ad un livello inferiore, ove si situa l’androgino primitivo – Adam Kadmon, maschio e femmina –, una costruzione della Cabala. La dinamica all’interno della Trinità viene sempre più spesso interpretata non come comunione d’Amore ma come dramma di svuotamento progressivo delle Tre Persone. Tutte queste concezioni di stampo non cristiano passano nelle menti ignare grazie all’entusiasmo millenaristico con cui i neoteologi millantano l’essere in atto una nuova Pentecoste. Il “soffio dello Spirito” è il pretesto adottato per garantirsi una legittimazione ad andar “oltre” (in realtà: contro) le parole inequivocabili di Nostro Signor Gesù Cristo. Lo stesso spirito millenaristico fa dir loro che ora abbiamo una Chiesa rinnovata (“senza rughe” sic!), questa volta fedele alle sue origini, collegiale e profetica. Naturalmente la pastorale misericordiosa liberata dalla dottrina è l’ombrello per trasbordare nella nuova chiesa comportamenti e leggi alieni.

La volontà di ibridazione

Con le loro eterogenee e pressanti richieste i Modernisti palesano una volontà di ibridazione della fede cattolica e della sua Chiesa. Il loro intento non è quello di sostituire il Cattolicesimo con un sistema diverso e visibile; essi si limitano a pretendere che il cristianesimo petrino si spogli di tutte le sue specificità per diventare finalmente compatibile con gli altri sistemi che si riconoscono nella Massoneria. Il suo “traguardo è la mondanizzazione della dottrina antimondana per antonomasia”, e dunque, per sua logica intrinseca, il processo di inquinamento non avrà fine sino a che non sarà sciolto ogni elemento del credo e non sia vanificato ogni iota della legge; il Modernismo è infatti un sistema instabile, la sua via senza ritorno inesorabilmente conduce all’abisso. Come dice san Pio X è in grado di distruggere “non pure il Cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione”. L’assalto viene condotto dai media asserviti rovesciando sulla Chiesa i dettami del politically correct di moda nel momento presente. Mano a mano che li fa propri, la Chiesa Cattolica prosegue la sua marcia di conversione al “mondo moderno”.

Essenza del fenomeno

Qual è dunque l’essenza di un siffatto movimento?

Volontà di annientamento

È impossibile non vedere come il presunto e necessario riformismo, proposto con tanta sospetta mitezza dai sovvertitori iniziali ed attuali, porti ineluttabilmente al depotenziamento del Cattolicesimo (obiettivo ormai raggiunto) ed in seguito– se mai fosse possibile – alla sua metamorfosi in conventicola a-giuridica, misericordiosa e profetica. Eliminare il sacrificio espiatorio che salva le anime e gettare nell’oblio le parole del Verbo divino che risvegliano le anime ed intralciano le trame dei potenti, ecco lo scopo ultimo della sovversione ecclesiale.

Complotto

Un tale apocalittico obiettivo unito al sommovimento sincronico e diacronico di tante irriducibili volontà, ci conduce a vedere nel Modernismo, più che un movimento teologico, una “setta segreta” (clandestinum foedus), con una missione – che essa si è data o che da altri ha ricevuto - di rifondare la Chiesa per uniformare i cattolici agli altri sudditi della illuminata Istituzione.

Motivazione

La Rivoluzione extra moenia tentata dall’esterno non aveva avuto un esito soddisfacente. Né le stragi in Vandea, né l’anticlericalismo ottocentesco, né le feroci persecuzioni in Messico e Spagna erano riuscite a a debellare il Cattolicesimo e ridurre Roma al silenzio. Già Feuerbach l’aveva capito: “non sarà attraverso una persecuzione che lo si ucciderà [il cristianesimo], perché la persecuzione alimenta e rafforza. Sarà attraverso l’irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in ateismo umanista, con l’aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità che nulla avrà a che fare con il Vangelo”. Di qui il progetto di Bonaiuti di “riformare Roma con Roma” tramite una Rivoluzione intra moenia. Obiettivo: trasmutare il Cattolicesimo dall’interno, mantenendone il nome e gran parte delle forme ma svuotandolo dei contenuti. Di qui l’organizzazione in setta. Fogazzaro in persona aveva scritto nel suo romanzo Il Santo: «Vogliamo tutti ordinare la nostra azione. Massoneria cattolica? Sì, Massoneria delle catacombe» (Milano, Baldini & Castoldi, 1905, p. 44).

Metodo

Come gli gnostici i Modernisti si annidarono in comunità già esistenti (Gesuiti di Lione, Domenicani di Le Saulchoir (Il Saliceto, in Belgio). Come i marranos, Erasmo e i giansenisti ai moniti e alle condanne opponevano un “silenzio ossequioso” ed un’apparente sottomissione. Fu Jacob Frank († 1791) il più audace di questa ondata di anticristi; fu infatti Frank ad inserire una moltitudine di infiltrati all’interno delle strutture religiose allo scopo di indebolirle, depotenziarle e poi distruggerle. Ecco le sue parole: “noi dobbiamo accettare esteriormente la religione cristiana per sembrare, in pubblico, cristiani […] tuttavia non dobbiamo mischiarci con i veri cristiani”. Inizialmente sono stati i teologi ad agire da spartiacque. Dopo le condanne di San Pio X al primo Modernismo e di Pio XII alla Nouvelle Théologie, furono riportati agli onori da Giovanni XXIII, diventando i veri autori del Concilio Vaticano II. Creati cardinali dai papi seguenti, con la loro azione ed i loro organi di stampa, affiancati dai movimenti ecclesiali sorti dopo il Concilio, hanno contribuito a cambiare quanto insegnato nei seminari e nelle università. Si è così formata una pseudo-religione accolta senza problemi dalla moltitudine, anche se mai formalizzata dall’autorità. In essa sono presenti, mescolati, sia elementi cattolici che alieni. Questa religione non detta ha via via impregnato di sé i libri ed i media ex-cattolici. Il ribaltamento prosegue tra gli osanna dei media e le puntualizzazioni e rimostranze troppo deboli di una minoranza. Le responsabilità dei papi conciliari in questo processo sono evidenti: con Giovanni XXIII è stato dato avvio alla rivoluzione, Paolo VI ha curato la sua intronizzazione, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI l’hanno in molti aspetti puntellata e proseguita, Bergoglio ha "l'umiltà e l'ambizione " di portare a compimento l’opera.

La situazione

La Chiesa è in gran parte occupata dai Modernisti, sedicenti cattolici ma veri eretici e quinta colonna della Rivoluzione all’interno della Chiesa, seguaci di teosofie quando non affiliati alla setta massonica e dunque al servizio dei potentati gnostici ispirati da Lucifero. L’animus settario è provato dall’autoritarismo con cui una gerarchia corrotta perseguita il clero rimasto cattolico e dal disprezzo con cui addita i fedeli alla Tradizione. Sono infatti ora operativi i guardiani della rivoluzione: demonizzano tutto ciò che precede la nuova Pentecoste (con le reiterate richieste di perdono per le presunte colpe della Chiesa pre-conciliare), depotenziano prima ed accantonano poi i documenti dei papi pre-conciliari, sospingono nell’oblio il Catechismo, la Messa, i dogmi valevoli un tempo. I credenti vengono vituperati come ideologici, legalisti. I Francescani dell'Immacolata sono stati perseguitati ed annichiliti. Solo piccoli gruppi sparsi nel mondo e singole persone, come ai tempi di Atanasio e di Ilario, sembrano resistere allo tsunami. È nostra speranza che gruppi e persone singole si mantengano forti e non cedano né agli insulti né alle lusinghe.