domenica 19 giugno 2016

Chi nella Chiesa vuole smantellare la morale in nome del pietismo






di Michel Schooyans  -  19 giugno 2016

www.lanuovabq.it


Pubblichiamo in esclusiva per l'Italia la terza e ultima parte di un breve saggio di monsignor Michel Schooyans (Dalla casuistica alla misericordia - Verso una nuova arte di piacere?), dedicato all'eclissi della morale cattolica perseguita da teologi e pastori della Chiesa. Monsignor Schooyans è professore emerito dell'Università di Louvain-la-Neuve (Belgio), membro della Pontificia Accademia di Scienze Sociali e consulente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. È autore di numerosi libri e saggi su bioetica, demografia, politiche globali dell'Onu. Su richiesta personale di Giovanni Paolo II, che lo volle come collaboratore della Santa Sede, ha scritto anche una Via Crucis per le famiglie (2001).  

Le discussioni occorse in occasione del Sinodo sulla famiglia hanno messo in evidenza la determinazione con cui un gruppo di pastori e teologi non esitano a minare la coesione dottrinale della Chiesa. Questo gruppo funziona alla stregua di un partito potente, internazionale, ricco, organizzato e disciplinato. I membri attivi del partito hanno facile accesso ai media; spesso intervengono a viso aperto. Operano con l'appoggio di alcune delle più alte autorità della Chiesa. L'obiettivo principale di questi attivisti è la morale cristiana, alla quale è rimproverata una severità incompatibile con i «valori» del nostro tempo.

Bisogna trovare percorsi che conducano la Chiesa a piacere, riconciliando il suo insegnamento morale con le passioni umane. La soluzione proposta dai neocasuisti inizia con la messa in discussione della morale fondamentale, poi con l’oscuramento dei lumi naturali della ragione. I riferimenti alla morale cristiana rivelata nella Scrittura e negli insegnamenti di Gesù sono deviati dal loro significato originario. I precetti della ragione sono considerati come indefinitamente discutibili: il probabilismo comporta obblighi. Primato deve essere riconosciuto alla volontà di coloro che sono abbastanza potenti per imporre la loro volontà. Non si esiterà a farsi aggiogare con gli increduli (cfr 2 Cor 6, 14). 

Questa morale volontarista sarà abbastanza larga per mettersi al servizio del potere politico, dello Stato, ma anche del mercato, dell’alta finanza, del diritto ecc. Concretamente, bisognerà piacere ai leader politici corrotti, ai campioni dell’evasione fiscale e dell'usura, ai medici abortisti, ai mercanti industriali di pillole, agli avvocati disposti a difendere i casi meno difendibili, agli agronomi arricchiti dai prodotti transgenici ecc. La nuova morale si estenderà dunque insidiosamente nei media, nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, negli ospedali, nei tribunali.

Così si è formato un corpo sociale che rifiuta il primo posto alla ricerca della verità, ma molto attivo ovunque ci sono delle coscienze da governare, degli assassini da rassicurare, dei mascalzoni da liberare, dei cittadini ricchi da compiacere. Grazie a questa rete, i neocasuisti potranno esercitare il loro controllo sugli ingranaggi della Chiesa, influenzare la scelta dei candidati per le alte cariche, tessere alleanze che mettono a repentaglio l'esistenza stessa della Chiesa.

Verso una religione del pietismo?

1. Quello che c’è di più preoccupante nei casuisti è il disinteresse per la verità. In loro troviamo un relativismo, o anche uno scetticismo il quale fa sì che nella morale si debba agire secondo la norma più probabile. Dobbiamo scegliere la norma che, in quelle circostanze, è considerata piacere di più a quella persona, a quel direttore spirituale, a quel pubblico. Ciò vale per la Città come per gli uomini. Tutti devono fare la loro scelta, non in funzione della verità, ma in funzione delle circostanze. Le migliori leggi sono quelle che piacciono di più e piacciono al maggior numero. Stiamo assistendo così all'espansione di una religione del pietismo, o anche a un utilitarismo individualista, poiché la preoccupazione di piacere agli altri non spegne più la preoccupazione di piacere a sé stessi.

2. Allo scopo di piacere, i casuisti devono essere alla moda, essere attenti alle novità. I Padri della Chiesa delle generazioni precedenti e i grandi teologi del passato, anche recente, sono presentati come inadatti alla situazione attuale della Chiesa; sarebbero sorpassati. Per questi casuisti, la tradizione della Chiesa deve essere per così dire filtrata e sottoposta a una rimessa in questione radicale. Noi – assicurano con gravità i neocasuisti – noi sappiamo quello che deve fare la Chiesa di oggi per piacere a tutto il mondo (cfr Gv 9). Il desiderio di piacere ha di mira particolarmente i vincenti. La nuova moralità sociale e politica deve aver cura di queste persone. Costoro hanno un tenore di vita da proteggere o anche da migliorare; devono mantenere il loro rango. E tanto peggio per i poveri che non hanno gli stessi oneri mondani! Bisognerà certo piacere anche ai poveri, ma è d’obbligo riconoscere che essi sono meno «interessanti» delle persone influenti. Non può essere vincente tutto il mondo!  La morale dei casuisti rassomiglia in fin dei conti ad una gnosi distillata in circoli selezionati, a un sapere per così dire esoterico che si rivolge a una minoranza di persone che non avvertono per nulla il bisogno di essere salvati dalla Croce di Gesù. Il pelagianesimo è stato raramente così florido.

3. La morale tradizionale della Chiesa ha sempre riconosciuto che ci sono atti oggettivamente cattivi. Questa stessa teologia morale riconosce anche, e da lungo tempo, l'importanza delle circostanze. Ciò significa che per la qualificazione di un atto si deve tener conto delle circostanze in cui l'atto è stato compiuto e dei gradi di responsabilità; questo è ciò che i moralisti chiamano l’imputabilità. I casuisti d’oggi procedono alla stregua dei loro antesignani: minimizzano l'importanza della morale tradizionale e amplificano a dismisura il ruolo delle circostanze. Subito appresso, la coscienza è spinta a ingannarsi perché si lascia sviare dal desiderio di piacere.
Come si può constatare nei media, i casuisti sono spesso affascinati da un mondo destinato a scomparire. Hanno troppo spesso dimenticato che con Gesù, un mondo nuovo è già cominciato. Ricordiamo il punto centrale della storia umana: «Le cose vecchie sono passate, ecco c'è una realtà nuova» (Ap 21, 5). Ascoltiamo ancora San Paolo: «Dovete rinnovarvi per mezzo della trasformazione spirituale della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo creato secondo Dio nella giustizia e nella santità che provengono dalla verità» (Ef 4, 22-23 s).

4. L'azione dei casuisti d’oggi non colpisce solo l'insegnamento morale della Chiesa. Questa azione colpisce ugualmente tutta la teologia dogmatica e in particolare la questione del magistero. Questo punto è spesso troppo poco sottolineato. L'unità della Chiesa è in pericolo là dove si suggeriscono progetti mirati, a volte demagogici, di decentramento, largamente ispirati alla Riforma luterana. Dipendere piuttosto dai prìncipi di questo mondo che rafforzare l'unità intorno al Buon Pastore! La santità della Chiesa è in pericolo là dove i casuisti sfruttano la debolezza degli uomini e predicano una devozione facile e dimentica della Croce. La cattolicità è in pericolo là dove la Chiesa s’avventura sulla via di Babele e sottovaluta l'effusione dello Spirito Santo, il dono delle lingue. Non è più lui, lo Spirito, che raduna la diversità di coloro che unisce la medesima fede in Gesù Figlio di Dio? L'apostolicità della Chiesa è in pericolo là dove, in nome di una malintesa esenzione, una comunità, un «partito» sono affrancati dalla giurisdizione del vescovo e sono considerati dipendere direttamente dal Papa. Molti neocasuisti sono esentati. Come dubitare che questa esenzione indebolisce l'intero collegio episcopale?


traduzione di Alessandro Martinetti

Già pubblicati:






Veni Creator Spiritus, ne abbiamo tanto bisogno!


Il "Veni Creator Spiritus", in italiano Vieni Spirito Creatore è un inno liturgico dedicato allo Spirito Santo ed attribuito a Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, del IX secolo. Viene regolarmente cantato nell'ufficio delle Lodi e dei Vespri della festa di Pentecoste. Oltre che a pentecoste, viene anche cantato in particolari avvenimenti solenni per invocare lo Spirito Santo, quali in occasione del conferimento del sacramento della confermazione, durante l'elezione del nuovo Papa dai cardinali nella Cappella Sistina, per la consacrazione dei Vescovi, per l'ordinazione dei Sacerdoti, per i Concili ed i Sinodi. 


Veni, creátor Spíritus,
mentes tuórum vísita,
imple supérna grátia,
quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,
altíssimi donum Dei,
fons vivus, ignis, cáritas,
et spiritális únctio.

Tu septifórmis múnere,
dígitus patérnæ déxteræ,
tu rite promíssum Patris,
sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sénsibus,
infúnde amórem córdibus,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius
pacémque dones prótinus;
ductóre sic te prǽvio
vitémus omne nóxium.

Per Te sciámus da Patrem
noscámus atque Fílium,
teque utriúsque Spíritum
credámus omni témpore.

Deo Patri sit glória,
et Fílio, qui a mórtuis
surréxit, ac Paráclito,
in sæculórum sǽcula.
Amen.


La traduzione in italiano si può trovare anche in questo libro di preghiere

sabato 18 giugno 2016

La casuistica della misericordia cambierà la Chiesa?





di Michel Schooyans  -  17 giugno 2016

www.lanuovabq.it

Pubblichiamo in esclusiva per l'Italia la seconda parte di un breve saggio di monsignor Michel Schooyans (Dalla casuistica alla misericordia - Verso una nuova arte di piacere?), dedicato all'eclissi della morale cattolica perseguita da teologi e pastori della Chiesa. Monsignor Schooyans è professore emerito dell'Università di Louvain-la-Neuve (Belgio), membro della Pontificia Accademia di Scienze Sociali e consulente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. È autore di numerosi libri e saggi su bioetica, demografia, politiche globali dell'Onu. Su richiesta personale di Giovanni Paolo II, che lo volle come collaboratore della Santa Sede, ha scritto anche una Via Crucis per le famiglie (2001). 
Il governo delle coscienze
Con l’arrivo, nella Chiesa, dei governatori delle coscienze, possiamo percepire la prossimità esistente tra la concezione casuistica del governo della Città e la concezione che si trova, per esempio, in Machiavellli, in La Boëtie o in Hobbes. Senza dirlo, o senza rendersene conto, i neocasuisti sono in tutto e per tutto gli eredi di questi maestri dell’arte di governare i servi, arte che si trova nei tre autori citati. 
Dio mortale, il Leviatano stabilisce ciò che è giusto e ciò che è buono; egli decide di ciò che gli uomini devono pensare e volere. Lui, il Leviatano, che signoreggia la coscienza, il pensiero e l’agire di tutti i suoi sudditi. Non deve render conto ad alcuno. Deve dominare le coscienze dei suoi sudditi e stabilire il “bene” che si deve perseguire il “male” che si deve evitare. Tutta l’autorità politica ha in definitiva la sua sorgente in questo dio mortale che è il governatore delle coscienze. Insieme con i tre autori citati, ecco che i neocasuisti sono arruolati tra i teorici della tirannide e del totalitarismo. L’abc del potere totalitario non consiste, anzitutto, nel soggiogare le coscienze, nell’alienarle? In questo modo, i casuisti offrono un salvacondotto a tutti quelli che vogliono instaurare una religione civile unica e facilmente controllabile, cosicché le leggi discriminano i cittadini.
Adattare i sacramenti?
Per accontentare tutti, bisogna “adattare” i sacramenti. Prendiamo il caso del sacramento della penitenza. Il disinteresse di cui il sacramento è ora oggetto si comprende dal “rigorismo” di cui i confessori davano prova nei tempi andati. Questo, almeno, è ciò che assicurano i casuisti. Oggi, il confessore deve imparare a fare di questo sacramento un sacramento che piace ai penitenti. Ma edulcorando la severità attribuita a questo sacramento, il casuista discosta il suo penitente dalla grazia che Dio porge. La neocasuistica d’oggidì allontana il peccatore dalla fonte divina della misericordia. Perciò è a quella che bisogna ritornare.
Le conseguenze provenienti da questa deliberata deviazione sono paradossali e drammatiche. La nuova morale conduce il cristiano a rendere inutile il sacramento della penitenza e, quindi, la Croce di Cristo e la sua risurrezione (cfr 1 Cor 1, 17). Se questo sacramento non è più accolto come una delle manifestazioni maggiori dell'amore misericordioso di Dio per noi, se non è più percepito come necessario alla salvezza, presto non occorrerà più ordinare vescovi o preti per proporre ai peccatori l’assoluzione sacramentale. La scarsità e l'eventuale scomparsa dell’offerta sacramentale del perdono tramite il prete condurrà, e di fatto ha già condotto, ad altri allontanamenti, tra cui quello dal sacerdozio ordinato e dall'Eucaristia. E così via per i sacramenti dell'iniziazione cristiana (battesimo e confermazione), per l'unzione degli infermi, per non parlare della liturgia in generale...
Ad ogni modo, per i neocasuisti di fatto non c’è più rivelazione da accogliere né tradizione da trasmettere. Come si è già fatto rimarcare, «il vero è il nuovo!». Il nuovo è il nuovo contrassegno di verità. Questa nuova casuistica conduce i cristiani a fare tabula rasa del passato. Infine, l’ossessione di compiacere spinge i nuovi casuisti a ritornare alla natura, quella antecedente il peccato originale.
La questione del “risposarsi”
L’insegnamento dei neocasuisti ci fa ricordare la condiscendenza di cui hanno dato prova niente male i vescovi inglesi nei confronti di Enrico VIII. La questione si ripropone oggi, anche se variano le modalità di condiscendenza. Chi sono questi chierici di ogni ordine che cercano di compiacere i potenti di questo mondo? Leali o ribelli? Quanti sono i pastori di ogni rango che vogliono stringere alleanza con i potenti di questo mondo, anche se ciò oggi avviene in modo felpato e senza dover giurare pubblicamente fedeltà ai “valori” del mondo odierno? Spingendo per facilitare il “risposarsi” i neocasuisti forniscono il loro lasciapassare a tutti gli attori politici che minano il rispetto della vita e della famiglia. Con loro, le dichiarazioni di nullità saranno facili come lo saranno i “matrimoni” a ripetizione o a geometria variabile.
I neocasuisti attribuiscono grande interesse ai casi dei divorziati “risposati”. Come per altri casi, le tappe del loro modo di procedere offrono una bella esemplificazione della tattica del salame (Matyas Rákosi, 1947). Secondo questa tattica, si accorda fetta dopo fetta ciò che non si concederebbe mai in blocco. Osserviamo dunque il procedimento. Prima fetta: al punto di partenza si trovano, beninteso, dei richiami all’insegnamento delle Scritture sul matrimonio e la dottrina della Chiesa sulla questione.  Seconda fetta: si insiste sulla difficoltà ad “accogliere” questo insegnamento. Terza fetta, sotto forma di interrogativo: i divorziati “risposati” sono in stato di peccato grave?
La quarta fetta vede l’entrata in scena del direttore di coscienza, che aiuterà i divorziati “risposati” a “discernere”, cioè a scegliere ciò che conviene loro nella loro situazione. Questo direttore di coscienza dovrà mostrarsi comprensivo e indulgente. Dovrà dar prova di compassione, ma di quale compassione? Per il casuista, infatti, quando si procede alla qualificazione morale di un atto, la sollecitudine per la compassione deve avere la meglio sulle azioni oggettivamente cattive: dovrà essere clemente, adattarsi alle circostanze. Alla quinta fetta di salame, ognuno potrà discernere, personalmente e in tutta libertà di pensiero, ciò che meglio gli conviene. In effetti, durante il cammino, la parola discernimento è diventata equivoca, ambigua. Non è da prendersi nel senso paolino richiamato nei passi delle Scritture di cui sopra. Non si tratta più di cercare la volontà di Dio, ma di discernere la scelta più conveniente, quella che massimizzerà il « solletico delle orecchie » evocato da San Paolo (2 Tim 4, 3).
L’omicidio
L’omicidio presenta un altro caso che merita la nostra attenzione. Ci soffermeremo qui su un caso di deviazione dell’intenzione. Già nella casuistica classica del XVII secolo, l'omicidio potrebbe procedere dal desiderio di vendetta, che è un crimine. Per evitare  questa qualificazione criminale, bisognava deviare questa intenzione criminale (l'intenzione di vendicarsi) e assegnare all’omicidio un’altra intenzione moralmente ammissibile. Invece di invocare la vendetta come motivazione, si invocava, per esempio, il desiderio di difendere il proprio onore, il che è stato considerato come moralmente ammissibile.
Vediamo come questa deviazione di intenzione si applica ad un altro caso, contemporaneo. Si argomenta nel modo segue: l'aborto è un crimine. La signora X vuole abortire il figlio che aspettava; questo bambino è indesiderato. Ma l'aborto è un crimine moralmente inammissibile. Si devia allora l'intenzione in modo che l'intenzione iniziale sia cancellata. Non ha l’intenzione di liberarsi di un bambino ingombrante! In luogo e invece di questa intenzione iniziale, si argomenterà che in tale caso l'aborto è moralmente ammissibile perché ha per esempio lo scopo di salvare la vita dei soggetti malati, procurandosi medicine con parti anatomiche in buono stato e a tariffa. L'intenzione determina la qualità morale del dono. Così che si può piacere a un ventaglio allargato di beneficiari di cui i casuisti non mancano di decantare la “generosità” e la “libertà di spirito”.
Ciò che insegna la Chiesa sull'aborto è ben noto. Dal momento che si constata la presenza dell'essere umano, la Chiesa insegna che la vita e la dignità di questo essere devono essere rispettate, fino alla morte naturale. La dottrina della Chiesa su questo tema è costante ed è attestata lungo tutta la tradizione. Questa situazione infastidisce alcuni neocasuisti. Essi hanno quindi coniato un nuovo termine: l'umanizzazione dell'embrione. Non vi è - dicono - umanizzazione dell'embrione se non là dove una comunità vuole ben accogliere questo embrione. È la società che umanizza l'embrione. Se la società rifiuta questa umanizzazione, potrà legalizzare l’eliminazione dell'embrione. In assenza di questa umanizzazione da parte della società, l'embrione è qualcosa per cui nessun diritto potrà essere invocato, e nemmeno dunque alcuna protezione giuridica. Se la società si rifiuta di umanizzare l'embrione, non ci può essere un omicidio, dal momento che la realtà umana di questo embrione non viene riconosciuta. Perché ci sia omicidio sarebbe necessario che la concessione di umanizzazione fosse resa possibile da una legge positiva. Senza la quale non c'è né morte né omicidio!
Negli esempi che qui citiamo, la tattica del salame viene in aiuto dei neocasuisti. In un primo tempo, l'aborto è illegale, poi è presentato come eccezionale, poi diventa raro, poi facilitato, poi legalizzato, poi si integra nei costumi. Coloro che si oppongono a questi aborti sono denigrati, minacciati, ostracizzati, condannati. Questo è il modo in cui si districano le istituzioni politiche e il diritto. Si noti che, grazie ai casuisti, l’aborto è facilitato prima nella Chiesa e poi nello Stato! Il diritto positivo assume il ruolo della nuova morale! È ciò che si è potuto osservare, in Francia, all’epoca il dibattito sulla legalizzazione dell'aborto. Questo è uno scenario che potrebbe diffondersi in tutto il mondo. Grazie all’impulso dei neocasuisti, l'aborto potrebbe essere dichiarato un nuovo “diritto dell’uomo” su scala universale.
L’eutanasia
Anche la questione dell'eutanasia merita d’essere evocata. Questa pratica si estende sempre più nei Paesi occidentali, tradizionalmente cristiani. I demografi regolarmente mettono in evidenza l'invecchiamento della popolazione di queste regioni del mondo. L’aspettativa di vita alla nascita è aumentata quasi ovunque. In linea di principio, l'invecchiamento è di per sé una buona notizia. Nel corso dei secoli, in tutto il mondo, gli uomini hanno lottato contro la morte precoce. Nei primi anni del XIX secolo, l'aspettativa di vita alla nascita era spesso dell'ordine dei trent’anni. Oggi, la stessa aspettativa di vita è dell’ordine degli ottant’anni.   
Questa situazione, tuttavia, genera problemi di ogni sorta. Menzioniamone uno: chi pagherà le pensioni? Eutanasizzare i vecchi ingombranti e costosi permetterebbe certamente di ottenere risparmi significativi. Si dirà quindi che dobbiamo aiutare il vecchio costoso a «morire con dignità». Dal momento che è politicamente difficile ritardare l'età in cui si raggiunge il pensionamento, si abbasserà l'aspettativa di vita. Il processo è già in atto in alcune parti d'Europa. Donde risparmi significativi: riduzione dei costi sanitari, dei prodotti farmaceutici e soprattutto riduzione della massa delle pensioni da corrispondere. Siccome ai benpensanti politicamente corretti ripugnerà un piano così austero, è necessario modificare l'intenzione per giungere a far passare una legge che legalizzi l'eutanasia.
Come si procede? Sviluppando un discorso pietoso sulla compassione. Si deve risultare graditi a tutte le categorie di persone interessate da questo programma. Queste persone, bisogna condurle ad aderire a un programma avente per oggetto di donare la morte «in buone condizioni» e «con dignità». La morte donata con dignità sarà l’apice della qualità della vita! Invece di auspicare trattamenti palliativi e di circondare d'affetto il malato, si abuserà della sua fragilità, lo si ingannerà sul trattamento mortale che si va a infliggergli. I neocasuisti vigilanti rimarranno lì per verificare la conformità dell’atto omicida alla legge positiva che « autorizza » il dono della morte. La collaborazione di cappellani particolarmente gioviali sarà notevolmente apprezzata per autenticare la compassione significata dalla morte data in regalo. 
(2. continua)

I casi di coscienza contro la Verità rivelata





di Michel Schooyans   -  12 giugno 2016

www.lanuovabq.it



Pubblichiamo in esclusiva per l'Italia un breve saggio di monsignor Michel Schooyans ("Dalla casuistica alla misericordia - Verso una nuova arte di piacere?"), dedicato all'eclissi della morale cattolica perseguita da teologi e pastori della Chiesa. Monsignor Schooyans è professore emerito dell'Università di Louvain-la-Neuve (Belgio), membro della Pontificia Accademia di Scienze Sociali e consulente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. È autore di numerosi libri e saggi su bioetica, demografia, politiche globali dell'ONU. Su richiesta personale di Giovanni Paolo II, che lo volle come collaboratore della Santa Sede, ha scritto anche una Via Crucis per le famiglie (2001). 

Data la lunghezza del saggio lo pubblicheremo in tre parti. 

La casuistica

Si potrebbe pensare che la casuistica sia morta e sepolta. Le controversie del XVII secolo definitivamente superate. Pochi sono quelli che leggono ancora le Lettere Provinciali e gli autori che Pascal (1623-1662) critica. Questi autori sono i casuisti, vale a dire i moralisti che si adoperano a risolvere i casi di coscienza senza cedere al rigorismo. Rileggendo le celebri Lettere, siamo rimasti colpiti dalla vistosa somiglianza tra uno scritto di controversia del XVII secolo e le posizioni difese oggi dai pastori e dai teologi che aspirano a cambiamenti radicali della pastorale e della dottrina della Chiesa. Il recente Sinodo sulla famiglia (ottobre 2014 – ottobre 2015) ha messo in evidenza una combattività riformatrice che le Lettere provinciali consentono oggi di comprendere meglio. Ecco che Pascal comincia a essere conosciuto in una luce inaspettata! Le pagine che seguono vogliono semplicemente suscitare la curiosità del lettore e aiutarlo a scoprire una nuova arte di piacere. 

Il tesoro della Chiesa 

Il Sinodo sulla famiglia ha messo in evidenza - se ce ne fosse stato bisogno – un profondo malessere della Chiesa. Senza dubbio crisi di crescita, ma anche dibattiti ricorrenti sulla questione dei divorziati «risposati», i «modelli» di famiglia, il ruolo della donna, il controllo delle nascite, la gestazione per altri, l’omosessualità, l’eutanasia. Inutile chiudere gli occhi: la Chiesa è sfidata sui fondamenti. Questi si trovano nell’insieme della Sacra Scrittura, nell'insegnamento di Gesù, nella effusione dello Spirito Santo, nell’annuncio del Vangelo da parte degli Apostoli, nella comprensione vieppiù affinata della Rivelazione, nell’assenso di fede della comunità credente. La Chiesa s’è vista affidare da Gesù la missione di accogliere queste verità, di mettere in luce la loro coerenza, di farne memoria. La Chiesa non ha ricevuto dal Signore né la missione di modificare queste verità né la missione di riscrivere il Credo; è la custode del tesoro; deve studiare queste verità, spiegarle, approfondire la loro comprensione e invitare tutti ad aderirvi per fede. A partire dagli Atti degli Apostoli, la Chiesa riconosce e proclama di essere una, santa, cattolica e apostolica. Queste sono le sue «note» distintive. La Chiesa è una, perché ha un solo cuore, quello di Gesù. Santa, ossia invita alla conversione al Signore, alla preghiera, alla contemplazione del Signore. L'uomo non ha alcun potere di santificare se stesso, ma tutti sono chiamati a rispondere alla chiamata universale alla santità. È cattolica, cioè ha ricevuto dallo Spirito Santo il dono delle lingue: è universale. Comprensione delle lingue significa unità nella diversità, frutto dello Spirito Santo. La Chiesa è anche apostolica, vale a dire fondata sugli apostoli ed i profeti. La successione apostolica significa che un nesso ininterrotto ci collega alla sorgente stessa della dottrina degli apostoli. Per offrire al mondo la Buona Novella che è venuto a portare, il Signore ha voluto associare alla sua opera uomini che ha scelto perché rimanessero con lui e andassero a insegnare a tutte le genti (cfr Mc 3, 13-19). Questi uomini recano testimonianza delle parole che hanno raccolto dalla bocca stessa di Gesù e dei segni che egli ha operato. Questi testimoni sono stati chiamati dal Signore per garantire, di generazione in generazione, la fedeltà alla dottrina che egli stesso ha impartito. A loro compete il dovere di approfondire la comprensione delle testimonianze che lo riguardano e di autenticarne la tradizione. L'insegnamento del Signore comporta una dimensione morale esigente. Questo insegnamento invita certamente a una adesione di ragione alla regola d'oro, che i grandi saggi dell'umanità hanno meditato lungo i secoli. Gesù porta questa regola alla perfezione. Ma la tradizione della Chiesa comporta precetti di condotta propri, in cima ai quali figura l'amore a Dio e al prossimo. «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa è la Legge ed i Profeti » (Mt 7, 12). Questo doppio comando è il riferimento di base per l'agire del cristiano. Costui è chiamato ad aprirsi all’illuminazione dello Spirito, che è amore, e a corrispondere a questa illuminazione con la fede che opera per mezzo dell’amore (cfr Gal 5, 6). Tra questo - l'amore - e quella - la fede - il legame è indissolubile. Se – è l'insegnamento della Chiesa - questo legame è rotto, la morale cristiana sprofonda in diverse forme di relativismo o scetticismo. Si arriva ad accontentarsi di opinioni soggettive e fluttuanti. Si stabilisce una frattura tra verità e azione. Non c’è più riferimento alla verità, né all’autorità che la garantisce. La morale cristiana non è più donata da Dio agli uomini. L’uomo – si arriva a pensare - non ha nemmeno bisogno di amare Dio per salvarsi, né di credere nel suo amore. Spezzata da una cesura fatale, la morale vede spalancarsi, grande, la porta del legalismo, dell'agnosticismo e del secolarismo. Le regole di vita insegnate dai Profeti, dal Signore, dai Padri della Chiesa vengono a poco a poco disattivate. Quelle che prevalgono allora sono le prescrizioni dei nuovi specialisti della legge, eredi degli scribi e dei farisei. La morale diventa così una forma di positivismo gnostico riservato agli iniziati. Questo sapere non trova «legittimità» se non nelle decisioni puramente discrezionali di coloro che si concedono il privilegio di enunciare una nuova morale, mutilata del riferimento fondante alla verità rivelata. Nel suo insegnamento, San Paolo ci invita a evitare le insidie di una morale privata di radicamento nella rivelazione. Ecco come esorta i cristiani: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12, 2) «E perciò prego che la vostra carità si arricchisca ancora e sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio» (Fil 1, 9s; cfr 1 Tim 5,19-22) 

Il ritorno della casuistica 

E' qui che si può percepire il ritorno della casuistica. Ciò dovrebbe consentire ai moralisti di esaminare e di risolvere i casi di coscienza. Alcuni moralisti si impegnano a fornire soluzioni che aggradano a persone che ricorrono ai loro lumi. In questi casuisti di ieri e di oggi, i principi fondamentali della morale sono eclissati dai giudizi spesso divergenti emessi da questi gravi consulenti spirituali. Il disinteresse da cui è afflitta la morale fondamentale lascia campo libero all’instaurazione di un diritto positivo che dei codici di comportamento mette al bando ciò che insiste a riferirsi alle regole fondamentali della morale. Il casuista, o neocasuista, è diventato legislatore e giudice. Coltiva l'arte di disorientare i fedeli. La sollecitudine per la verità rivelata e accessibile alla ragione perde il suo interesse. Al limite, ci s’interesserà solo alle posizioni "probabili". Grazie al probabilismo, una tesi potrà dar luogo ad interpretazioni contraddittorie. Il probabilismo permetterà di suggerire ora il caldo ora il freddo, il pro e il contro. Si dimentica l'insegnamento di Gesù: «Quando parlate, dite “sì” o “no”, tutto il resto viene dal Maligno» (Mt 5, 37; Gc 5: 12; cfr 2 Cor 1, 20). Nondimeno, ciascun neocasuista si muoverà secondo la propria interpretazione. La tendenza è alla confusione delle tesi, alla doppiezza, alla doppia o tripla verità, a una valanga di interpretazioni. Il casuista ha un cuore diviso, ma intende restare un amico del mondo (cfr Gc 4, 4-8). A poco a poco appassiranno le regole di condotta fissate dalla volontà del Signore e trasmesse dal magistero della Chiesa. La qualificazione morale degli atti può dunque essere modificata. I casuisti non si accontentano di addolcire questa qualificazione; vogliono trasformare la legge morale stessa. Questo sarà il compito dei casuisti, dei confessori, dei direttori spirituali, a volte di alcuni vescovi. Tutti dovranno avere la preoccupazione di piacere. Di conseguenza, dovranno ricorrere al compromesso, adattare il loro discorso alla soddisfazione delle passioni umane: non bisogna respingere nessuno. La qualificazione morale di un atto non dipende più dalla sua conformità alla volontà di Dio quale la rivelazione ci fa conoscere. Dipende dall’intenzione dell’agente morale e quest’intenzione può essere modulata e modellata dal direttore di coscienza che «accompagna» i suoi assistiti. Allo scopo di piacere, il direttore dovrà allentare il rigore della dottrina trasmessa dalla tradizione. Il pastore dovrà adattare le sue parole alla natura dell’uomo, che le passioni portano naturalmente a peccare. Da qui l’accantonamento progressivo dei riferimenti al peccato originale e alla grazia. L'influenza di Pelagio (monaco d’origine bretone, V secolo) è evidente: l'uomo deve salvare se stesso e prendere tra le mani il proprio destino. Dire la verità non fa più parte del ruolo del casuista. Questi deve accattivare, presentare un discorso affascinante, fare il piacione, rendere la salvezza facile, incantare coloro che aspirano a «farsi solleticare le orecchie» (cfr 2 Tm 4, 3). In breve, l'eclissi del contributo decisivo della rivelazione alla morale apre la strada per l'inaugurazione della casuistica e crea lo spazio favorevole per l'instaurazione di un governo delle coscienze. Si restringe lo spazio per la libertà religiosa, quale la Scrittura propone ai piccoli figli di Dio, cioè inseparabile dall’adesione di fede nel Signore. Dobbiamo quindi esaminare alcuni esempi di settori in cui l’operato dei neocasuisti d’oggi appare chiaramente. 

 (1. continua) traduzione di Alessandro Martinetti

mercoledì 15 giugno 2016

Devozione al Cuore Immacolato di Maria e i primi cinque sabati del mese


Devozione al Cuore Immacolato di Maria





La grande promessa del Cuore Immacolato di Maria

La Commemorazione liturgica del Cuore Immacolato di Maria (memoria), è l'unica festa mariana riportata nel calendario universale del mese di giugno e si celebra il sabato successivo alla II Domenica dopo Pentecoste, nel giorno che segue la Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù (solennità), che si celebra il venerdì dopo la II domenica dopo Pentecoste.

Fatima

Durante la seconda apparizione della S.S. Vergine alla Cova di Iria, il 13 giugno 1917, la Madonna mostrò ai piccoli veggenti la visione del suo Cuore Immacolato, circondato e trafitto da spine per i peccati dei figli. Ella, rivolgendosi a Lucia, disse: "Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da me dinnanzi al suo trono". Nella terza apparizione, quella del 13 luglio 1917, la S.S. Vergine, dopo aver mostrato ai piccoli veggenti la visione dell'inferno, disse loro: "Avete visto l'inferno dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. Tu, almeno procura di consolarmi e annunzia in nome mio..." La Vergine apparve nuovamente a Lucia il 10 dicembre 1925 con il Bambino Gesù sollevato sopra una nube di luce, mentre Ella mostrava ancora nella mano il Cuore circondato di acute spine. Gesù Bambino disse a Lucia: "Abbi compassione del Cuore della tua S.S. Madre. Esso è tutto coperto dalle spine con le quali uomini ingrati lo trafiggono ogni momento e non vi è chi ne rimuova alcuna con un atto di riparazione". E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda figlia mia, il mio Cuore circondato di spine, con le quali gli uomini ingrati mi trafiggono ogni momento con le loro bestemmie ed ingratitudini. Almeno tu cerca di consolarmi e riferisci che Io prometto di assistere nell'ora della morte, con Grazie necessarie per la salvezza, tutti quelli che:

- il primo sabato di cinque mesi consecutivi,
- si confesseranno,
- riceveranno la Santa Comunione,
- reciteranno una Corona del Santo Rosario,
- e mi terranno compagnia per quindici minuti meditando i venti misteri del Rosario, con l’intenzione di farmi riparazione”.

Questa é la grande Promessa del Cuore di Maria che si affianca a quella del Cuore di Gesù.

Lucia fece presente a Gesù la difficoltà che alcune persone avevano di confessarsi il sabato e chiese se fosse stata valida la Confessione fatta negli otto giorni. Rispose Gesù: "Sì, può esserlo anche di molti giorni di più, purché quelli che ricevono la Santa Comunione siano in grazia e abbiano l'intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria". Chiese ancora Lucia: "A chi non potrà soddisfare tutte le condizioni al sabato, non potrà farlo alla domenica?" Gesù rispose: "Sarà ugualmente accetta la pratica di questa devozione alla domenica, dopo il primo sabato, quando i miei sacerdoti, per giusti motivi, lo concederanno alle anime". Un confessore di Suor Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria:

- le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione;
- contro la sua Verginità;
- contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini;
- l’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata;
- l’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre”.






I Primi cinque Sabati del Mese al Cuore Immacolato di Maria 


Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si ripetano queste condizioni per 5 mesi senza interruzione, altrimenti si ricominci da capo. 

1 - Confessione il primo sabato del mese, o fatta nei giorni precedenti, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se nella confessione si dimentica di esprimere l'intenzione, si può formularla nella confessione successiva. 
2 - Comunione nel primo sabato del mese, fatta in Grazia di Dio con la stessa intenzione della Confessione. 
3 - Recita del Rosario, almeno la quarta parte (1 corona), con la stessa intenzione della Confessione, il primo sabato del mese.
4 - Meditazione. Per un quarto d’ora fare compagnia alla Santissima Vergine il primo sabato del mese meditando sui misteri del Rosario.



Preghiera al Cuore Immacolato di Maria


Cuore immacolato di Maria, ecco a te dinanzi dei figli, i quali vogliono con il loro affetto riparare alle tante offese a te recate da molti che essendo anch’essi figli tuoi, osano insultarti e oltraggiarti. Noi ti chiediamo perdono per questi poveri peccatori nostri fratelli accecati dall’ignoranza colpevole o della passione, come ti domandiamo perdono anche per le nostre mancanze e ingratitudini, e quale omaggio di riparazione noi crediamo fermamente nella tua eccelsa dignità a altissimi privilegi, in tutti i dogmi che la Chiesa ha proclamato, anche per quelli che non credono. Ti ringraziamo dei tuoi innumerevoli benefici, per quelli pure che non li riconoscono; confidiamo in te e ti preghiamo anche per quelli che non ti amano, che non hanno fiducia nella tua materna bontà, che a te non ricorrono. Volentieri accettiamo le sofferenze che il Signore vorrà mandarci, e ti offriamo le nostre preghiere e i nostri sacrifici per la salvezza dei peccatori. Converti tanti tuoi figli prodighi e apri loro, quale sicuro rifugio il tuo Cuore, in modo che essi possano trasformare le antiche ingiurie in tenere benedizioni, l’indifferenza in fervida preghiera, l’odio in amore. Deh! Fa’ che non abbiamo ad offendere Dio nostro Signore, già tanto offeso. Ottienici, per i tuoi meriti, la grazia di conservarci sempre fedeli a questo spirito di riparazione, e di imitare il tuo Cuore nella purezza della coscienza, nell’umiltà e mansuetudine, nell’amore verso Dio e il prossimo. Cuore Immacolato di Maria, a te lode, amore, benedizione: prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte. Amen


Atto di consacrazione e riparazione al Cuore Immacolato di Maria


Vergine santissima e Madre nostra, nel mostrare il tuo Cuore circondato di spine, simbolo delle bestemmie ed ingratitudini con cui gli uomini ripagano le finezze del tuo amore, hai chiesto di consolarti e ripararti. Come figli ti vogliamo amare e consolare sempre, ma specialmente dopo i tuoi materni lamenti, vogliamo riparare il tuo Cuore Addolorato e Immacolato che la cattiveria degli uomini ferisce con le pungenti spine dei loro peccati. In modo particolare vogliamo riparare le bestemmie proferite contro la tua Immacolata Concezione e la tua Santa Verginità. Molti, purtroppo, negano che tu sei Madre di Dio e non ti vogliono accettare come tenera Madre degli uomini. Altri, non potendoti oltraggiare direttamente, scaricando la loro collera satanica profanando le tue Sacre Immagini e non mancano coloro che cercano di infondere nei cuori, soprattutto dei bambini innocenti che ti sono tanto cari, l’indifferenza, il disprezzo ed anche l’odio contro di Te. Vergine santissima, prostrati ai tuoi piedi, esprimiamo la nostra pena e promettiamo di riparare, con i nostri sacrifici, comunioni e preghiere, tanti peccati ed offese di questi tuoi figli ingrati. Riconoscendo che anche noi non sempre corrispondiamo alle tue predilezioni, né ti amiamo ed onoriamo sufficientemente come Madre nostra, supplichiamo il perdono misericordioso per le nostre colpe e freddezze. Madre santa, vogliamo ancora chiederti compassione, protezione e benedizioni per gli attivisti atei e i nemici della Chiesa. Riconducili tutti alla vera Chiesa, ovile di salvezza, come hai promesso nelle tue apparizioni a Fatima. Per quanti sono tuoi figli, per tutte le famiglie e per noi in particolare che ci consacriamo interamente al tuo Cuore Immacolato sii rifugio nelle angustie e tentazioni della Vita; sii cammino per giungere a Dio, unica fonte di pace e di gioia. Amen. Salve Regina..




Messaggio della Madonna di Medjugorje del 28 novembre 1983 (al gruppo di preghiera)

Rivolgetevi al mio Cuore Immacolato con queste parole di consacrazione: “O Cuore Immacolato di Maria, ardente di bontà, mostra il tuo amore verso di noi. La fiamma del tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini. Noi ti amiamo tanto. Imprimi nei nostri cuori il vero amore così da avere un continuo desiderio di te. O Maria, umile e mite di cuore, ricordati di noi quando siamo nel peccato. Tu sai che tutti gli uomini peccano. Donaci, per mezzo del tuo Cuore Immacolato, la salute spirituale. Fà che sempre possiamo guardare alla bontà del tuo Cuore materno e che ci convertiamo per mezzo della fiamma del tuo cuore. Amen”

Il «messaggio» di Fatima

Ci siamo mai chiesti quale sia il messaggio delle apparizioni e del­le rivelazioni di Fatima? L'annunzio della guerra, la conversione della Russia con la caduta del comunismo nel mondo? NO! La promessa della pace? Neppure! Il «vero messaggio» delle apparizioni di Fatima è «la devozione al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria». Viene dal cielo! È volontà di Dio! La piccola Giacinta, poco prima di lasciare la terra per il cielo, ripeteva a Lucia:

"Tu rimani quaggiù per far sapere che il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione all'Immacolato Cuore di Maria. Dì a tutti che Dio concede le sue grazie per mezzo del Cuore immacolato di Maria. Che le chiedano a Lei. Che il Cuore di Gesù vuole che con il suo Cuore sia venerato il Cuore Immacolato di Maria. Che domandino la pace al Cuore Immacolato di Maria perché il Signore l'ha affidata a Lei".


fonte: vedi qui  vedi qui  vedi qui

Anche ora aggiungo a fine articolo un breve contributo audio di padre Giorgio Maria che tratta della devozione ai sacri cuori di Gesù e Maria:








Buon ascolto!

venerdì 10 giugno 2016

Adorare l'Eucaristia



Che bello! Queste persone salveranno il mondo! Di chi sto parlando? Di quelle persone che scelgono una vita consacrata contemplativa come le suore o le monache claustrali. La monaca è "segno di contraddizione" per quei cristiani e non-cristiani che non comprendono il significato della vita consacrata contemplativa. Dal punto di vista di queste persone la vita claustrale contraddice i desideri ed i diritti della persona umana. Il cuore della monaca è totalmente dedicato a Gesù. La presenza orante delle claustrali in tante parti del mondo è - come ha sottolineato Giovanni Paolo Il - richiamo per tutti i cristiani a non dimenticare il primato di Dio nella vita.  Mi è capitato di leggere la biografia di alcune di loro, ed in particolare di Santa Teresa di Lisieux, la sua celebre autobiografia "Storia di un'anima" e in questi giorni di ascoltare un intervento radiofonico di Suor Gloria Riva che voglio condividere perché in poche parole dà la misura e le motivazioni di un Amore che trascende:














Buon ascolto!
P.S. Per motivi tecnici ho dovuto inserire due audio separati, ma sono un'unica intervista...

sabato 4 giugno 2016

Dal Libro dei Canti




Di tanto in tanto trascriverò i testi di alcuni canti che vanno per la maggiore nella mia parrocchia, raccolti in un libro (vedi qui) non aggiungo le musiche perché credo che tutti le conoscano... o no?


002. ABBIAMO TROVATO IL MESSIA

(Rit.) Non veste come un re 
non ha case né granai 
sorride con gli amici
come tutti noi. (2 vv.)

È venuto, è qui tra noi
il Messia è disceso per le strade.

(Rit.) Non veste come un re 
non ha case né granai 
sorride con gli amici
come tutti noi. (2 vv.)

Si è seduto a mensa con noi
fa prodigi ed è profeta fra la gente.

(Rit.) Non veste come un re 
non ha case né granai 
sorride con gli amici
come tutti noi. (2 vv.)

Sa parlare insieme con tutti
trova il tempo di giocare con i bambini.

(Rit.) Non veste come un re 
non ha case né granai 
sorride con gli amici
come tutti noi. (2 vv.)

005. ACCLAMATE AL SIGNORE

(Rit.) Acclamate al Signore
Voi tutti della terra
E servitelo con gioia
Andate a lui con esultanza 
Acclamate voi tutti al Signore.

Riconoscete che il Signore,
che il Signore è Dio,
Egli ci ha fatti siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo

(Rit.) Acclamate al Signore
Voi tutti della terra
E servitelo con gioia
Andate a lui con esultanza 
Acclamate voi tutti al Signore.

Entrate nelle sue porte
con degli inni di grazie,
i suoi atri nella lode, 
benedite, lodate il suo nome.

(Rit.) Acclamate al Signore
Voi tutti della terra
E servitelo con gioia
Andate a lui con esultanza 
Acclamate voi tutti al Signore.

Poiché buono è il Signore, 
eterna la misericordia,
la sua fedeltà si estende 
sopra ogni generazione.

(Rit.) Acclamate al Signore
Voi tutti della terra
E servitelo con gioia
Andate a lui con esultanza 
Acclamate voi tutti al Signore.

010. ADESTE FIDELES

Adeste, fideles, laeti, triumphantes; 
venite, venite in Bethlehem:
natum videte regem angelorum.

Venite, adoremus; venite, adoremus; 
venite, adoremus Dominum.

En, grege relicto, humiles ad cunas, 
vocati, pastores adproperant;
et noi ovanti gradu festinemus.

Aeterni Parentis splendorem aeternum, 
velatum sub carne videbimus;
Deum infantem, pannis involutum.

Ergo qui natus die hodierna,
Jesu, tibi sit gloria,
Patris aeterni, Verbum caro factum est.

Venite Fedeli, l'angelo ci invita
venite, venite a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo,
il Signore Gesù.

La luce del mondo brilla in una grotta:
la fede ci guida a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo,
il Signore Gesù.

La notte risplende, tutto il mondo attende:
seguiamo i pastori a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo,
il Signore Gesù.

Il Figlio di Dio, Re dell’universo,
si è fatto bambino a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo,
il Signore Gesù.

Sia gloria nei cieli, pace sulla terra
un angelo annuncia a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo,

il Signore Gesù. »